dunkirk film muto

Dunkirk, il film muto

Esperimento interessante: Dunkirk di Christopher Nolan rimontato come cortometraggio della vecchia Hollywood. A riprova del fatto che le immagini bastano per raccontare bene una storia, Dunkirk muto e in bianco e nero è efficace come l’originale nel rappresentare gli orrori, le difficoltà e l’eroismo dell’evacuazione di massa dell’esercito inglese assediato dai tedeschi durante la Prima guerra mondiale.

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Ghost in the shell

Ghost in the shell: l’anima in un’inquadratura

È il 2029, un futuro in cui il corpo umano può essere potenziato con innesti robotici. La Sezione 9, una squadra speciale di polizia, è stata istituita per combattere i crimini di natura informatica, perchè quando il cervello umano può essere innestato in un guscio di metallo, il minimo che ti puoi aspettare è l’hackeraggio.

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Drogon e Daenerys attaccano i Lannister

Dracarys, anatomia di una scena di battaglia

Davvero un’analisi intelligente questa di Evan Puschak. Ha ricostruito la scena dell’attacco di Drogon dall’episodio 7×04 di Game of Thrones utilizzando spezzoni da altri film e serie tv. Un remix in cui i topos eroico-drammatici della battaglia si ripetono, dal presagio dell’attacco imminente con lo scalpitare dei cavalli alla carica (300), al disorientamento del capitano che contempla la disfatta (Salvate il soldato Ryan). Anche i draghi hanno precedenti cinematografici in Lo Hobbit e Eragon.

Dopo cent’anni di cinema e secoli di letteratura e arte è probabile che tutto sia già stato detto e visto. Il dietro le quinte dell’attacco di Drogon rivela un uso sensazionale degli effetti fisici, con reali esplosioni a catena e 20 stunt-man coperti di fiamme. Ma, come nota Puschak, è anche evidente l’originalità nel rimaneggiare (in modo più o meno cosciente) le scene di battaglia da dozzine di altri film per mettere insieme il primo epico faccia a faccia tra Daenerys e i Lannister.

100 oggetti dei film famosi

100 oggetti di scena che hanno fatto la storia del cinema

Non riesco a immaginare un jedi brandire un’arma diversa dalla spada laser, così come non riesco a figurarmi un modo migliore di un bicchiere d’acqua sul cruscotto dell’auto per annunciare l’arrivo di un t-rex. Gli oggetti danno carattere al film. Sono selezionati con un’accuratezza impensabile e persino il più banale di loro ha alle spalle una storia.

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Cinepassioni: i mostri in mostra a Genova

Periodo propizio per fare i geek a Genova. Guerre Stellari Play è stata prorogata al 15 ottobre e qualche mese fa ha aperto i battenti anche Cinepassioni, la mostra di storia del cinema con un occhio di riguardo alla cultura pop.

Dalla lanterna magica (che per il pubblico del ‘600 faceva davvero incantesimi) fino alle moderne tecniche di montaggio…. Il cinema come tecnica (e tecnologia) è il filo conduttore della prima sezione della mostra, con teche stracolme di macchine da presa e apparecchiature ormai dismesse o messe a punto e ottimizzate nel corso degli anni.

Ho giocato con la realtà virtuale (provala!). I visori catapultano in quattro scenari topici del cinema: western, horror, action e fantascienza. Ho attraversato le strade polverose del far west e fluttuato nello spazio. È un’immersione totale nella scena che non auspico per il cinema (desidero il coinvolgimento emotivo, ma a distanza di sicurezza). Penso invece a concerti in VR… spettacolare!

modellini di yoda e terminator a grandezza naturale

Dopo l’incursione nel futuro, Cinepassioni vira sul collezionismo. Possedere oggetti è una forma d’amore. Se compriamo un modellino di Gandalf, una riproduzione di Xenomorfo o l’edizione speciale in cofanetto di Star Wars, è per concretizzare il legame che sentiamo di avere con quelle storie e quei personaggi. La seconda parte della mostra è dunque dedicata al cinema come passione. Qui, dove gli storici mostri della Universal vanno a braccetto con i moderni supereroi, appunto la passione ha preso il sopravvento. Dunque se ora ti sommergo di fotografie è prima di tutto per dirti di prenderti un’ora e visitare Cinepassioni, e poi perché sono piuttosto fiera di avere una madre che chiede per prima di farsi fotografare con Hulk! 💪🏻😎

selfie con hulk

selfieset di batman alla mostra cinepassioni di genova

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Chiamatemi Anna: il making of della sigla d’apertura

Anna dai capelli rossi mi accompagna dalla scuola elementare. L’ho incontrata prima nella serie animata degli anni ’90 – hey, sapevi che le scenografie sono opera di Hayao Miyazaki?! Dopo ho recuperato i romanzi (i primi due, perché i seguenti sono francamente dimenticabili). Quanto poteva volerci perché Chiamatemi Anna, la nuova rivisitazione di Avonlea in chiave dark firmata Netflix, mi prendesse? Francamente, è bastata la sigla iniziale.

Difficile immaginare una sequenza d’apertura più raffinata. È stata creata dallo studio grafico Imaginary Forces, lo stesso dietro l’intro di Stranger Things, Jessica Jones e Mad Man. L’artista Brad Kunkle ha realizzato otto dipinti ad olio su legno e lino. Gli ci sono volute circa tre settimane per completarli.

Brad Kankle illustra la sigla di Chiamatemi Anna

Dopo il lavoro “analogico” del pittore, entra in gioco il digitale. Per portare alla vita i quadri di Kunkle in una sequenza d’apertura altrettanto suggestiva, i grafici hanno lavorato a modelli digitali in 3D. Era importante che la rielaborazione del materiale non snaturasse l’opera originale.

Il risultato è la sigla che vediamo in apertura di ogni episodio di Chiamatemi Anna: ricchissima di suggestioni e riferimenti.
In 40 secondi, la sequenza si muove dall’inverno all’estate, attraversando tutte le quattro stagioni. È il percorso emotivo (nonché fisico) della protagonista dal gelo dell’orfanotrofio al calore famigliare. Il passero, raffigurato capovolto nell’inverno, per l’autunno ha ritrovato il suo equilibrio. Come Anna.

illustrazione passero dalla sigla di chiamatemi anna

Le frasi più celebri del romanzo di Lucy Maud Montgomery appaiono intagliate nei rami che decorano ogni scena evocando la profonda connessione di Anne con la natura. La mia preferita?

But if you have big ideas, you have to use big words to express them, haven’t you?

Sono state le showrunner Moira Walley-Beckett e Miranda de Pencier a scegliere le citazioni, ma l’idea iniziale di inserirle nei dipinti è stata di Kunkle:

Sono cresciuto facendo escursioni sul Sentiero degli Appalachi, e se cresci vicino ai boschi vedi per forza questi intagli negli alberi. Di solito sono le iniziali di fidanzatini del liceo con un cuore intorno. Significa che il tuo amore crescerà insieme all’albero. Sono affascinato da questo concetto.

Nella sequenza d’apertura di Chiamatemi Anna non mancano gli animali. Una volpe, un gufo e un colibrì sono lì a raccontare la personalità di Anna: intelligente e guardinga, coraggiosa, gioiosa e chiacchierina.

C’è un dettaglio che subito non avevo notato: Anna che fa giurin giurella intrecciando il mignolo con un’altra se stessa dai capelli più scarmigliati e sciolti sulle spalle. Il gesto simboleggerebbe, secondo gli autori, la connessione con e l’accettazione di entrambi gli aspetti della sua personalità.

Io credo che quello sia anche un patto di auto-rispetto di se stessa, come quello di Jane Eyre, role model (più volte esplicitamente citata) dell’Anna di Netfilx.

Se tutto il mondo ti odiasse e ti credesse cattiva, mentre la tua coscienza ti approvasse e ti assolvesse dalla colpa, tu non saresti senza amici. – Jane Eyre

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Stranger Things: la soundtrack completa

Mornings are for coffee and contemplation è diventato il mantra del lunedì mattina. La verità è che quei piccoli nerd in bicicletta all’avventura per il quartiere iniziano a mancarmi, e ogni scusa è buona per parlare di Stranger Things. Dopo le 20 più belle fan art, per calarci ancora una volta nel mood della serie abbiamo la playlist comprensiva di tutte le canzoni orecchiate nel corso degli otto episodi.

Secondo quale criterio i fratelli Duffer, ideatori della serie, avranno selezionato le canzoni per Stranger Things, scegliendole tra il mare di brani musicali esistenti? Logico pensare che quelle fossero le canzoni della loro infanzia… E invece no. I Duffer hanno fatto un lavoro che per l’eclettismo sonoro ricorda i mix di Tarantino, ma nulla, nel caso di Stranger Things, era stato pre-programmato in sceneggiatura.

Should I stay or should I go? dei Clash era pianificata, ma tutto il resto, come White Rabbit dei Jefferson Airplane e i The Bangles, eravamo più che altro noi ad ascoltare quanta più musica degli anni ’80 potevamo, per vedere quello che poteva andare bene allo scopo. Ovviamente abbiamo puntato su quello che avrebbe potuto essere effettivamente ascoltato intorno al 1983. Per noi era più questione di tono, sensazione e storie che queste canzoni raccontavano.
Ross Duffer

 

ASCOLTA LA PLAYLIST COMPLETA DELLE CANZONI DI STRANGER THINGS
 
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Un’ora e ventisette minuti di musica basteranno per curare la mia astinenza da Stranger Things? E la tua?

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