david bowie illustrazione

David Bowie: un bambino racconta il mito

Il compito dato dalla maestra è di fare una ricerca su un personaggio famoso. Il bambino (prima elementare) sceglie David Bowie e realizza questo video. Pochi minuti di puro entusiasmo per Ziggy Stardust, Major Tom e il Duca Bianco. Lo sapevamo già, ma ne abbiamo la riprova: l’arte stimola la fantasia al di là di ogni limite generazionale.

Per quanto mi riguarda, il miglior biografo di Bowie esistente è un bambino di 6 anni!

 

*fonte immagine di copertina

Quando i Beatles tennero un concerto e si presentarono solo in 18

Da qualche parte bisogna pur cominciare. Per i Beatles una di quelle parti fu il Palais Ballroom di Aldershot, dove nel 1961 si esibirono di fronte ad un pubblico di sole 18 persone. Nessun evento esclusivo… è che semplicemente dei Beatles non fregava niente a nessuno. I Beatles non erano ancora THE BEATLES. Era il primo concerto nel sud dell’Inghilterra per Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e Pete Best.

Arrivammo, scaricammo la roba, i ragazzi posizionarono gli amplificatori e aspettammo che la gente arrivasse a frotte – e aspettammo, e aspettammo, e aspettammo.

Terry McCann

Qualcuno, richiamato da Sam Leach (amico e in quell’occasione autista dei Beatles) per la strada, infilò il naso nella sala da ballo per poi andarsene da qualche altra parte sentenziando “noioso”.

Ma piangersi addosso troppo a lungo non è bene.

A metà di un pezzo George e Paul misero il loro cappotto e scesero sulla pista da ballo per improvvisare un foxtrot insieme, mentre il resto di noi tentava con difficoltà di fare abbastanza musica per loro e la manciata di spettatori. Abbiamo fatto i clown per l’intera seconda metà della serata. John e Paul suonavano deliberatamente corde e note sbagliate e aggiungevano alle canzoni parole che nei testi originali non c’erano mai state.

Pete Best

Alle 21.30 sbaraccarono. Sam portò le birre.

Beatles ad Aldershot post showjohn lennon aldershot post show

Stranger Things: la soundtrack completa

Mornings are for coffee and contemplation è diventato il mantra del lunedì mattina. La verità è che quei piccoli nerd in bicicletta all’avventura per il quartiere iniziano a mancarmi, e ogni scusa è buona per parlare di Stranger Things. Dopo le 20 più belle fan art, per calarci ancora una volta nel mood della serie abbiamo la playlist comprensiva di tutte le canzoni orecchiate nel corso degli otto episodi.

Secondo quale criterio i fratelli Duffer, ideatori della serie, avranno selezionato le canzoni per Stranger Things, scegliendole tra il mare di brani musicali esistenti? Logico pensare che quelle fossero le canzoni della loro infanzia… E invece no. I Duffer hanno fatto un lavoro che per l’eclettismo sonoro ricorda i mix di Tarantino, ma nulla, nel caso di Stranger Things, era stato pre-programmato in sceneggiatura.

Should I stay or should I go? dei Clash era pianificata, ma tutto il resto, come White Rabbit dei Jefferson Airplane e i The Bangles, eravamo più che altro noi ad ascoltare quanta più musica degli anni ’80 potevamo, per vedere quello che poteva andare bene allo scopo. Ovviamente abbiamo puntato su quello che avrebbe potuto essere effettivamente ascoltato intorno al 1983. Per noi era più questione di tono, sensazione e storie che queste canzoni raccontavano.
Ross Duffer

 

ASCOLTA LA PLAYLIST COMPLETA DELLE CANZONI DI STRANGER THINGS
 
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Un’ora e ventisette minuti di musica basteranno per curare la mia astinenza da Stranger Things? E la tua?

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meryl streep come florence

Florence, l’arte del cantare male

La storia tragicomica della peggiore cantante del mondo

Il viso come una maschera in cui naso e zigomi sono il punto d’appoggio del suono, il diaframma che regola la respirazione sostenendo il flusso d’aria, la lingua che si muove sui binari dei denti modulando la nota. Sono tutte cose che ho imparato dalla mia insegnante di canto, una soprano formidabile con un sorriso contagioso. Ho anche imparato che nemmeno la più orecchiabile aria di Mozart è facile da cantare, perché il suono corretto non è semplice da produrre. I professionisti ci riescono, e, lasciati alle cure di chi ci sa fare, anche i vocalizzi della Regina della Notte sembrano un gioco da ragazzi.

Ma quanto può essere difficile cantare male… di proposito?

Difficile dirlo: tendiamo tutti quanti a fare l’opposto, preferendo una nota azzeccata a un acuto sghembo. Certo è che il lavoro di preparazione fatto da Meryl Streep per il film Florence ha dato risultati fenomenali.
Florence racconta un momento particolare della vita di un’outsider della storia della musica: il debutto di Florence Foster Jenkins, la peggior cantante del mondo, alla Carnegie Hall.

Ricca ereditiera, ex pianista, malata di sifilide e sincera amante della musica, la Jenkins era diventata nella New York degli anni ’40 una mecenate finanziando concerti, recital, spettacoli teatrali e circoli culturali. Era melomane a tal punto da cimentarsi lei stessa nell’arte del canto.
Florence Foster Jenkins era anche stonata come una campana.

Accettata la sfida di interpretarla sul grande schermo, Meryl Streep ha adottato un approccio di decostruzione della melodia, prima imparando le arie così come andrebbero cantate e poi “distruggendole” nello stile della Jenkins. Confrontando le registrazioni originali di Florence con gli stessi brani cantati da Meryl, si notano a mala pena le differenza.

meryl streep e hugh grant in florence

La vera Florence non si rendeva conto della sua inadeguatezza come cantante, non si accorgeva di stonare clamorosamente. Il suo pubblico rideva e si spanciava per le sue performance, eppure la registrazione della Jenkins è tra le più richieste all’archivio della Carnegie Hall, Cole Porter non si perse nessuno dei suoi recital (anche se poi si doveva conficcare il bastone nel piede nel tentativo di non scoppiare a ridere sonoramente) e la registrazione The Glory (????) of the Human Voice appare tra i 50 vinili preferiti di David Bowie. Florence cantava male, ma era seguita e amata. Doveva esserci qualcosa di più oltre alla facile (e sempre un po’ volgare) presa in giro della mancanza di talento.

È questo che il film di Stephen Frears racconta: forza di volontà e passione dirompente.
Il regista riesce a creare nella prima parte del film una deliziosa suspanse procrastinando la rivelazione della voce di Florence spiegata nel canto con un gioco simile a quello fatto da Spielberg in Jurassic Park per la famosa scena del brachiosauro. Poi, finalmente, la rivelazione, con le espressioni di sorpresa di Simon Helberg (qui nei panni del pianista Cosme McMoon, accompagnatore della Jenkins nelle lezioni di canto) che creano un effetto comico formidabile.

simon helberg in florence

Il film Florence fa ridere di gusto. Se la commedia è riuscita così bene è perché regista e sceneggiatore hanno scongiurato il pericolo della risata di scherno, che lascia sempre un po’ l’amaro in bocca. Molto meglio sorridere insieme a chi, stonatura dopo stonatura, comunque ci prova ad affrontare la vita con una musicale risata.

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Cosmo, la musica elettronica e le nuove scoperte

Bassi pompati, synth, ritmi martellanti… Parliamo di musica elettronica e io sono del tutto al di fuori della mia comfort zone.
Pregiudizi musicali non ne ho. Certo ho le mie preferenze che spaziano abbastanza tra i generi e, in teoria, la musica di Cosmo non ci rientra neanche di striscio. In teoria, appunto. Perché nella pratica ho assistito a due concerti del cantautore eporediese. Verdetto? Mi sono divertita entrambe le volte!

cosmo in concerto a genova

Prima ho familiarizzato con l’album che Marco Jacopo Bianchi (questo il nome che si cela dietro lo pseudonimo di Cosmo) sta portando in tour per l’Italia. Con melodie generate elettronicamente al computer e testi nello stile di Battisti, L’ultima festa è un cd energico, con qualcosa di originale da dire.
Il primo concerto è stato un’incognita. C’era un’allegria particolare perché il musicista a Ivrea giocava in casa, tra amici e famigliari. Il secondo sapevo cosa avrei visto e ascoltato; sapevo mi sarebbe piaciuto, e così è stato.
Nella data genovese del tour, la sorpresa di Cosmo è stata una scaletta che ha attinto molto dal suo primo album solista: Disordine. Di nuovo mi sono trovata fuori dalla mia comfort zone: di queste vecchie canzoni non ne conoscevo nemmeno una. Ma ormai il mio orecchio era allenato e non ha esitato ad assecondare questi nuovi ritmi.
A fine concerto mi sono regalata una t-shirt serigrafata. Si, perché la grafica del merchandising di Cosmo è bellina come poche!

cosmo in concerto a genova

Cosmo in concerto gif

Cosmo entrerà a far parte della mia routine quotidiana di ascolto, sul bus, facendo i lavori di casa, nei momenti di relax? No. Probabilmente no. È altrettanto probabile che la mia incursione nella musica elettronica finisca qui. L’importante è aver affrontato l’oscuro territorio al di là della zona di conforto (complice la compagnia degli amici) scoprendo che ciò che fa per me si può nascondere anche lì.

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David Bowie: i 100 libri preferiti

L’artista, l’uomo, il mito… Volete il mio consiglio? Andate a vedere la mostra David Bowie is a Bologna! C’è tutto quello che vorreste conoscere e che avete sempre saputo di Bowie, raccontato con una perfetta combinazione di immagini, testi, video, documenti e, naturalmente, musica.

A parte un video che mostra il funzionamento del programma Verbasizer usato da Bowie su un vecchio Mac per aiutarsi nella composizione dei testi e l’attività pittorica del periodo berlinese (a me quasi del tutto sconosciuta), mi ha più di tutto incuriosita l’installazione di una delle sale centrali. È una struttura a spirale costituita da libri sospesi nel vuoto.

 

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I libri sono troppo in alto e l’ambiente troppo scuro per riuscire a leggere i titoli sulle copertine.

Le influenze sull’arte di Bowie sono ampiamente indagate lungo il percorso: società, musica, cinema… e anche letteratura. 1984 di George Orwell è citato spesso e una copia dell’Amante di Lady Chatterley compare in una teca insieme ad altri volumi appartenuti a Bowie.

Io però rimango con un dubbio: i libri sospesi sopra la mia testa sono titoli amati dall’artista o sono stati selezionati dagli allestitori di David Bowie Is secondo altri criteri?
Ma poi, cosa leggeva Bowie? Oltre a 1984 gli piacevano Metropolis di Fritz Lang e 2001: Odissea nello spazio… Forse potrei trovare qualcosa di mio gusto nella sua libreria!

È così che ho scoperto l’esistenza di un elenco dei 100 libri preferiti di David Bowie.
Bowie stesso ha pubblicato la lista su Facebook nell’ottobre del 2013. Non essendo riuscita a trovare il post originale, che pare perso per sempre, ho fatto qualche ricerca online.
Chissà… Forse qualcuno con una vista migliore della mia, visitando la mostra a Bologna, leggerà uno di questi titoli tra quelli sospesi in alto, al di sopra della sua testa!

I 100 LIBRI PREFERITI DI DAVID BOWIE

Il 42esimo parallelo, 1930, John Dos Passos

1984, 1949, George Orwell

The Age of American Unreason, 2008, Susan Jacoby

All the Emperor’s Horses, 1960, David Kidd

L’Amante di Lady Chatterley, 1928, D. H. Lawrence

The Amercian Way Of Death, 1963, Jessica Mitford

Gli Anni Fulgenti di Miss Brodie, 1961, Muriel Spark

Arancia Meccanica, 1962, Anthony Burgess

Awopbopaloobop Alopbamboom: The Golden Age Of Rock, 1968, Nik Cohn

Una banda di idioti, 1998, John Kennedy Toole, Marcos y Marcos

Beano, 1938, (fumetto)

Before the Deluge: A Portrait Of Berlin In The 1920s, 1972, Otto Friedrich

Berlin Alexanderplatz, 1929, Alfred Döblin

Billy Liar, 1959, Keith Waterhouse

The Bird Artist, 1994, Howard Norman

Blast, 1914-15, Wyndham Lewis

Buio a mezzogiorno, 2010, Arthur Koestler

Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza, 1976, Julian Jaynes

La breve favolosa vita di Oscar Wao, 2007, Junot Diaz

Canti di Maldoror, 1869, Lautréamont

Città di notte, 1965, John Rechy

Corpi vili, 1930, Evelyn Waugh

David Bomberg, 1988, Richard Cork

English Journey, 1934, J. B. Priestley

Fra le lenzuola e altri racconti, 1997, Ian McEwan

Furoreggiava Kafka, 1993, Anatole Bromyard, Sylvestre Bonnard

Il Gabinetto delle Meraviglie di Mr. Wilson, 1999, Lawrence Weschler

Il Gattopardo, 1958, Giuseppe Tomasi Di Lampedusa

Il Giorno della Locusta, 1939, Nathanael West

Il Grande Gatsby, 1925, Francis Scott Fitzgerald

Hawksmoor, 1985, Peter Ackroyd

Herzog, 1964, Saul Bellow

Iliade, VI secolo a.C, Omero

Infants of the Spring, 1932, Wallace Thurman

Inferno (Divina Commedia), 1304-21, Dante Alighieri

The Insult, 1996, Rupert Thomson

Interviste a Francis Bacon, 2003, David Sylvester

L’io diviso, 1960, R.D. Laing

Journey into the Whirlwind, 1967, Eugenia Ginzburg

Ladra, 2013, Sarah Waters

The Life and Times of Little Richard, Charles White

Lolita, 1955, Vladimir Nabokov

Madame Bovary, 1956, Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita, 1967, Mikhail Bulgakov

McTeague, 1899, Frank Norris

Mentre morivo, 1930, William Faulkner

Metropolitan Life, 1978, Fran Lebowitz

Money, 2011, Martin Amis

Mr. Norris se ne va, 1935, Christopher Isherwood

Mystery Train. Visioni d’America nel rock, 1975, Greil Marcus

Nel castello di Barbablù, 1971, George Steiner

Nel ventre della balena, 1962, George Orwell

Notti al circo, 2003, Angela Carter

Nowhere To Run: The Story of Soul Music, 1984, Gerri Hershey

Octobriana and the Russian Underground, 1971, Peter Sadecky

Oltre il Brillo Box. Il mondo dell’arte dopo la fine della storia, 2010, Arthur C. Danto

The Outsider, 1956, Colin Wilson

Il Pappagallo di Flaubert, 2010, Julian Barnes

The Paris Review Interviste, 1977, Philip Gourevitch

Passing, 1929, Nella Larsen

A People’s Tragedy: The Russian Revolution 1890-1924, 1997, Orlando Figers

I Persuasori Occulti, 1957, Vance Packard

Il Ponte – La torre spezzata, 1930, Hart Crane

The Portable Dorothy Parker, 1944, Dorothy Parker

Private Eye, rivista satirica britannica pubblicata nel 1961

Processo a Henry Kissinger, 2003, Christopher Hitchens

La Prossima volta – Il Fuoco, 1963, James Baldwin

Puckoon, 1963, Spike Milligan

Ragazzo negro, 1945, Richard Wright

Raw (rivista grafica), 1980-91

Riflessioni su Christa T, 1968, Christa Wolf

Rumore bianco, 2010, Don DeLillo

A sangue freddo, 1965, Truman Capote

Il sapore della gloria, 1963, Yukio Mishima

Selected Poems, 1974, Frank O’Hara

Sexual personae: arte e decadenza da Nefertiti a Emily Dickinson, 1993, Camille Paglia

Silenzio, John cage, 1961

The Sound of the City: The Rise of Rock and Roll, 1970, Charlie Gillete

La sponda dell’Utopia, 2007, Tom Stoppard

La stanza di sopra, 1957, John Braine

Storia del popolo americano: dal 1492 a oggi, 2013, Howard Zinn

La storia della magia – Con un’esposizione chiara e precisa delle sue regole, dei suoi riti e dei suoi misteri, 1896, Eliphas Lévi

Strange People, 1974, Frank Edwards

Lo Straniero, 1942, Albert Camus

The Street, 1946, Ann Petry

Gli strumenti delle tenebre, 1983, Anthony Burgess

Sulla strada, 1957, Jack Kerouac

La Strada di Wigan Pier, 1937, George Orwell

Sweet soul music. Il rhythm’n’blues e l’emancipazione dei neri d’America, 2009, Peter Guralnick

Tales of Beatnik Glory, 1975, Ed Saunders

Teenage: The Creation of Youth 1875-1945, 2007, Jon Savage

La terra desolata, 1922, T. S. Eliot

Una tomba per un delfino, 1956, Alberto Denti di Pirajno

Ultima fermata a Brooklyn, 1966, Hubert Selby Jr.

I vangeli gnostici, 1979, Elaine Pagels

La via senza testa. Lo zen e la scoperta dell’ovvio, 1961, Douglas Harding

Le vie dei canti, 1986, Bruce Chatwin

Viz (rivista), 1979

Wonder Boys, 1995, Michael Chabon

Zanoni, 1842, Edward Bulwer-Lytton

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playlist classic rock cover

Playlist #1

Qual è lo scopo di condividere una playlist? Nessuno, solo la speranza che quello che rende felice me possa far piacere anche a qualcun altro.
Quindi ecco, ho messo insieme questa playlist senza un’idea particolare in mente, se non quella di ascoltare buona musica secondo l’umore del momento.
Dentro trovi di tutto, da Eric Clapton a Birdy passando per Amanda Palmer e Paul McCartney, ma secondo un disegno melodico unitario. Premi play, alza un po’ il volume e poi dimmi che te ne pare! 😉

🎵  Spotify / Apple Music

  1. Home, Gabrielle Aplin
  2. Somedays, Paul McCartney
  3. Let It Grow, Eric Clapton
  4. Greensleeves, Jeff Beck
  5. Keep On Growing, Derek & The Dominos
  6. Cherry Wine (Live), Hozier
  7. Space Oddity (feat. Neil Gaiman), Jherek Bischoff & Amanda Palmer
  8. Darkness, Darkness, Robert Plant
  9. Landslide, Fleetwood Mac
  10. AnydayDerek & The Dominos
  11. Just A Game (Live), Birdy

La Galassia delle Cover

Viviamo in un mondo di cover. Cover per i telefonini, certo, ma anche di brani musicali talmente famosi da venir interpretati e reinterpretati in continuazione.

Dici di voler ascoltare Hallelujah, ma quale intendi? La versione di Bon Jovi? Quella di Jeff Buckley? O magari quella strafamosa di Leonard Cohen?
Come si fa a raccapezzarsi in un mondo di cover che piovono da tutte le parti?

Beh, prima non lo so, ma adesso c’è Galaxy of Covers, un sito web che raggruppa tutte le cover in galassie che ruotano attorno alla canzone originale.

L’idea parte da uno studio grafico di Zurigo che ha programmato la pagina in HTML, CSS e JavaScript servendosi di software open source.

Si va da Always on My Mind a Song to the Siren, passando per I Will Always Love You, With a Little Help From My Friends e Unchained Melody di cui, tanto per la cronaca, sono state realizzate ben 128 cover.
Niente di più di un’infografica interattiva, molto carina da vedere e curiosa da esplorare.
Nota dolente: Galaxy of Covers non prevede la riproduzione musicale, quindi se si vuole ascoltare tutta questa bella musica bisogna cercarla altrove.