Fish: a tap essay

Cosa significa amare qualcosa su internet?

Sono assuefatta al continuo flusso d’immagini e informazioni di internet, e questo mi frustra parecchio perché tra tanta abbondanza nulla ha più significato. A condividere un link su Facebook ci metto un secondo, per un mi piace ci vuole ancora meno. E poi? E poi quell’articolo così interessante diventa uno fra i tanti, finché non scivola al fondo del mio feed. Non lo rivedrò mai più.

Dunque che cosa significa oggi amare qualcosa su internet?

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Algoritmo Instagram: attivare le notifiche non è la soluzione

Per ora niente algoritmo. Instagram ha messo in stand by l’aggiornamento che avrebbe riordinato i nostri feed in base alla rilevanza dei contenuti.
Intanto si moltiplicano gli appelli degli instagramer che chiedono ai follower di attivare l’opzione di notifica per non perdere i nuovi post. Ma farlo potrebbe rivelarsi controproducente sul luogo periodo, e adesso ti spiego perché.

 

We’re listening and we assure you nothing is changing with your feed right now. We promise to let you know when changes roll out broadly.

— Instagram (@instagram) 28 marzo 2016

 

Quando (e se) entrerà in funzione il nuovo algoritmo dovremo dire addio al feed cronologico a cui siamo abituati: saranno le nostre interazioni, commenti, mi piace, follow, a determinare l’ordine degli elementi. Sarà qualcosa di simile alla bacheca di Facebook. Qualche post andrà sicuramente perso, se non altro perché scivolerà così in basso che nemmeno il follower più paziente avrà voglia di scrollare fin laggiù.

Se le cose stanno così, la notifica relativa ai post sembra davvero la soluzione ideale: una volta attivata, ti avvisa quando l’account pubblica una nuova foto. L’instagramer è felice perché manterrà inalterata la media di cuoricini sotto i suoi scatti e il follower sarà ugualmente contento di non perdersi nessun contenuto potenzialmente interessante.

Ecco, mettiamoci per un attimo nei panni del follower.
Temendo l’imminente (?) arrivo dell’algoritmo, il follower fedele attiva l’opzione di notifica per tutti i suoi account preferiti. Quanti saranno? Cinquanta? Un centinaio o più? Teniamoci bassi e diciamo almeno una ventina. Venti account che pubblicano due o tre foto al giorno equivalgono a una sessantina di notifiche nell’arco di una sola giornata. Quanto tempo ci metterà il follower fedele per scocciarsi e disattivare tutte le notifiche? Te lo dico io: nel giro di una settimana ne avrà abbastanza (e probabilmente anche la batteria del suo telefono sarà dello stesso parere). 

Che tu sia un instagramer con la i maiuscola, un brand o un cazzaro qualunque come la sottoscritta, non vorrai certo essere associato a qualcosa di fastidioso nella mente dei tuoi follower e potenziali clienti. Sarebbe controproducente per la tua attività.

Allora, invece di supplicare per l’attivazione delle notifiche, chiedi a chi ti segue di mettere mi piace alle tue foto, di commentare. Stimola l’interazione, perché è quella che verrà premiata dall’algoritmo quando entrerà in uso.

Foto stock gratis: dove trovarle

Il web parla per immagini. Se hai un blog o un sito dovresti tenerne conto curando la qualità dei contenuti visivi con la stessa attenzione che riservi ai testi.
L’ideale sarebbe usare fotografie di tua proprietà, scattate da te o da un professionista, ma non sempre si riesce ad avere lo scatto giusto quando serve. In questi casi ricorro a servizi online che offrono immagini gratuite, utilizzabili senza timore di violare il copyright perché pensate proprio per venire incontro alle quotidiane necessità di blogger, web master, grafici e affini.

Ti lascio qualche link che ti potrà tornare utile nei momenti di crisi…  😉
Ti vengono in mente altre risorse analoghe? Allunghiamo la lista!
Snapchat spiegato dai millenial

Snapchat spiegato dai millennial

Ben Rosen, uno dei tipi di BuzzFeed, ha chiesto alla sorellina di 13 anni di insegnargli a usare Snapchat.

ME: Tell me what your day is like on Snapchat.
BROOKE: When I wake up, I have about 40 snaps from friends. I just roll through and respond to them.
ME: How do you respond? Like, “haha good one, Elsbitch”?
BROOKE: No conversations…it’s mostly selfies. Depending on the person, the selfie changes. Like, if it’s your best friend, you make a gross face, but if it’s someone you like or don’t know very well, it’s more regular.
ME: I’ve seen how fast you do these responses… How are you able to take in all that information so quickly?
BROOKE: I don’t really see what they send. I tap through so fast. It’s rapid fire.

Ecco, io il senso di Snapchat nella vita di tutti i giorni ancora non l’ho capito. Percepisco il potenziale del divertimento, ma mica so bene come sfruttarlo. L’app è lì sul mio telefono da mesi e tutto quello che ho fatto è stato aggiungere di quando in quando un paio di foto in My Story e forse due o tre video.
Però su Snapchat ci sono anche io (@nannerel), perché sono curiosa, perché è il social del momento, perché forse un giorno capirò.

Tu lo usi? Hai qualche suggerimento?

Intanto, leggendo il post su BuzzFeed, ho scoperto che chiunque può creare filtri geografici andando sul sito di Snapchat. Ora che lo so, il divertimento comincia a farsi più concreto!

La Galassia delle Cover

Viviamo in un mondo di cover. Cover per i telefonini, certo, ma anche di brani musicali talmente famosi da venir interpretati e reinterpretati in continuazione.

Dici di voler ascoltare Hallelujah, ma quale intendi? La versione di Bon Jovi? Quella di Jeff Buckley? O magari quella strafamosa di Leonard Cohen?
Come si fa a raccapezzarsi in un mondo di cover che piovono da tutte le parti?

Beh, prima non lo so, ma adesso c’è Galaxy of Covers, un sito web che raggruppa tutte le cover in galassie che ruotano attorno alla canzone originale.

L’idea parte da uno studio grafico di Zurigo che ha programmato la pagina in HTML, CSS e JavaScript servendosi di software open source.

Si va da Always on My Mind a Song to the Siren, passando per I Will Always Love You, With a Little Help From My Friends e Unchained Melody di cui, tanto per la cronaca, sono state realizzate ben 128 cover.
Niente di più di un’infografica interattiva, molto carina da vedere e curiosa da esplorare.
Nota dolente: Galaxy of Covers non prevede la riproduzione musicale, quindi se si vuole ascoltare tutta questa bella musica bisogna cercarla altrove.
podcast da ascoltare

Podcast, consigli per l’ascolto

Qual è la grande differenza tra radio e podcast? La radio trasmette programmi a determinati orari della giornata e se non ti sintonizzi in tempo, ciao. I podcast invece, una volta messi online, restano lì, sempre a disposizione di chi li vuole ascoltare.

Ecco spiegato perché gli auricolari del mio iPhone sono spesso impegnati a riprodurre podcast: scelgo io cosa ascoltare, quando e come.

Il panorama del podcasting italiano è in crescita e quello anglosassone si è consolidato da tempo. Sapendo dove cercare, si trovano programmi davvero ottimi.

Ti consiglio i miei preferiti!

Podcast italiani:

Podcast in inglese:

  • You must remember this – i segreti e le storie dimenticate della Hollywood delle origini
  • Hello from the magic tavern –  un podcast comico-fantasy dalla magica terra di Foon
  • Welcome to Macintosh – curiosità e storie relative al mondo Apple, passato e presente
  • Canvas – Federico Viticci e Fraser Speirs esplorano la produttività da mobile (iPad e iPhone)
  • Connected – Apple e l’impatto della tecnologia sulla nostra vita
  • The History Chicks – le donne nella storia, da Cleopatra ad Amelia Earhart
  • The Talk Show – Apple, tecnologia, società e cultura con John Gruber e i suoi ospiti
  • App Stories – il mondo delle app iOS

Dammi una mano ad ampliare il catalogo. Quali sono i podcast che ti accompagnano lungo la giornata, dal viaggio in treno fino al meritato riposo stravaccato sul divano?

*Articolo aggiornato al 12-11-2017

#RIPtwitter – Algoritmo si, algoritmo no?

Un feed basato su un algoritmo che sceglie per noi è il male? Si e no.

No perché il tempo che abbiamo a disposizione in una giornata è veramente poco, perciò ben venga uno strumento che ci velocizza il lavoro proponendoci contenuti mirati.
Si perché, come nota Mantellini, gli algoritmi sono “per ora, incredibilmente primitivi e soprattutto nelle mani sbagliate”.
L’idea di avere un Twitter sempre più simile a Facebook non mi aggrada molto (e mi domando se per un’azienda l’imitare la concorrenza sia la strada giusta per il successo), ma credo che ormai sia inevitabile. Twitter è sempre stato un social più ostico rispetto a Facebook e la timeline non cronologica sarà forse il primo passo verso una semplificazione in grado di coinvolgere utenti meno “esperti”.
Un buon compromesso sarebbe rendere l’algoritmo opzionale e quindi disattivabile dalle impostazioni dell’account. Una soluzione improbabile, ma, come si dice, la speranza è l’ultima a morire.
Ecco, non ho idea di cosa aspettarmi dal futuro di Twitter. Pur apprezzando la classica timeline cronologica, la complessità e vaghezza della situazione attuale mi rende difficile prendere una posizione netta e definitiva. Però mi trovo ancora una volta d’accordo con Mantellini, quando dice che, dopo l’annuncio dell’introduzione di un algoritmo e le seguenti proteste, a Twitter non sono rimaste che quattro alternative:
  1. A Twitter si spaventano per le violentissime reazioni e cambiano idea.
  2. A Twitter se ne fregano (come hanno fatto fino ad ora) e impongono l’algoritmo a tutti.
  3. A Twitter si affidano alla “dittatura del default” e rendono l’algoritmo deselezionabile.
  4. A Twitter lasciano agli utenti la scelta di attivare l’algoritmo se lo ritengono.