Avevo tre anni quando Jurassic Park è uscito al cinema. Scientificamente accurato o meno, era la prima volta che i dinosauri si muovevano sul grande schermo con il realismo della CGI.

C’è una scena, verso l’inizio del film, che è la mia preferita. Basta quella scena per capire perché il primo Jurassic Park, entrato nella storia del cinema, non ne uscirà mai.

Si tratta della prima volta che il dottor Grant ed Ellie vedono uno dei dinosauri del parco. Un brachiosauro, per la precisione.

Ecco, Spielberg avrebbe potuto inquadrare subito l’animale, immenso e sbalorditivo grazie alla computer grafica, ma Spielberg è un regista e il compito del regista è narrare.

Così il gruppo di Jeep si ferma in un prato. La telecamera si muove in avanti, avvicinandosi al dottor Grant: ha visto qualcosa di stupefacente, qualcosa che rimane alle nostre spalle e non possiamo vedere.
Sappiamo solo che “la cosa” deve essere proprio incredibile perché Grant si leva il cappello, quasi fosse d’ostacolo al suo stupore, e si alza.
Mentre Alan si tira in piedi sul retro della Jeep, la telecamera lo segue riposizionandosi all’altezza dei suoi occhi. Per tutta risposta, lui si libera anche degli occhiali da sole.
Ora finalmente scopriremo la ragione di tanta meraviglia!
E invece no: Spielberg indugia ancora un attimo, giusto un istante.
La macchina da presa di sposta sulla dottoressa Sattler. Ellie, la paleobotanica del gruppo, sta studiando la foglia di una pianta preistorica.
Presa com’è dal suo lavoro, non si è accorta dei movimenti di Alan. Allora la mano del dottor Grant irrompe nell’inquadratura, afferra la testa di Ellie e la costringe a voltarsi verso sinistra.

Adesso anche lei si stupisce per qualcosa che allo spettatore è del tutto ignoto.

Come Grant, si toglie gli occhiali da sole e scatta in piedi come una molla, mentre la telecamera segue i suoi movimenti.

Ora Alan ed Ellie condividono lo schermo in un primo piano così pieno di stupore da essere un meme perfetto.

Ma che cosa stanno guardando di così sorprendente? Adesso vogliamo proprio saperlo!

Questa volta Spielberg non ci delude. Costruita la suspance (il termine tecnico nell’era di Game of Thrones è hype), è arrivato il momento di rivelare la grande attrazione del film.

Se il dinosauro stupisce non è solo grazie al magnifico lavoro della Industrial Light & Magic. Con quella manciata di inquadrature che abbiamo appena visto, Spielberg prolunga l’attesa quel tanto che basta, ma non un secondo di più. Indugia su Alan ed Ellie mentre nasconde il fulcro narrativo, il vero protagonista della scena. In altre parole, crea aspettativa.

Inquadrato all’improvviso, il dinosauro ci avrebbe lasciati ugualmente a bocca aperta? Io non credo, e ora te lo dimostro.
Nel sequel del 2015, Jurassic World, c’è una scena analoga a quella del film del ’93 eppure fastidiosamente stridente.
Quando il gigantesco dinosauro acquatico balza fuori dall’acqua colpisce per mole e realismo, ma nulla più di questo. Niente stupore, niente emozione. È solo una scena, forse un po’ più spettacolare, che passa in coda alle altre.

 

 

Qual è il problema? Manca la narrazione! Manca quell’impercettibile gioco di inquadrature e ritardi che ha reso indimenticabile il film di Spielberg.
Potrei concludere dicendo che non ci sono più i bei film di una volta, ma forse sono solo io che sto invecchiando. In tal caso, benvenuta al Jurassic Park!

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