I migliori bot per Telegram

I migliori bot per Telegram e come usarli

Robot, per gli amici Bot, è un programma che esegue in modo automatizzato le azioni per cui è stato programmato.

È da almeno un anno che Telegram, l’app di messaggistica rivale di Whatsapp, ha implementato bot che ci danno una mano nelle più svariate attività. Vuoi qualche esempio, vero? Bene, perché ne ho racimolati un po’, li ho provati e poi ho stilato questa lista di tutti i più utili e curiosi bot per Telegram.

  • TrackBot: per tenere traccia di tutte le tue spedizioni.
  • PriceTrackBot: per tracciare le variazioni di prezzo dei tuoi prodotti preferiti su Amazon e AliExpress.
  • GIF bot: il bot di Giphy. Per inserire gif in ogni chat basta digitare @gif seguito da un parametro di ricerca (es: @gif happy).
  • SpotyBot: per cercare e condividere musica con gli amici.
  • YouTube bot: per trovare e condividere rapidamente video senza mai uscire dalla chat.
  • Pool bot: per creare un sondaggio all’interno di un gruppo.
  • CinemasBot: per trovare i cinema vicini a te e sapere quali film proiettano e a che ora.
  • GroceryList: per creare (e condividere con coinquilini e famigliari) la lista della spesa.
  • Musei Italiani: per sapere indirizzo e orario d’apertura dei venti musei più vicini a te.
  • TerremotiBot: avvisa sugli eventi sismici nella tua zona con i dati ufficiali nazionali.
  • CorriereBot: news e aggiornamenti nazionali e locali dal Corriere della Sera.
  • BotFather: il padre di tutti i bot. Aperto a tutti, per creare e gestire nuovi bot.

COME SI INSTALLA UN BOT SU TELEGRAM?

Presupponendo che tu sia già un utente Telegram (se non lo sei facci un pensierino, anche solo per la comodità di messaggiare da qualunque dispositivo, desktop compreso, senza le anacronistiche limitazioni di Whatsapp), per installare un bot ci va un attimo: bisogna inserirlo tra i contatti.

Il primo modo per inserire un bot tra i contatti è di usare l’opzione Cerca di Telegram, in alto a sinistra, proprio sopra l’elenco delle chat aperte. Digita il nome del bot e l’applicazione lo troverà.

 

tutorial per installare bot su Telegram

 

Il secondo modo per installare un bot è di cliccare sull’apposito link d’installazione che ti reindirizzarà automaticamente a Telegram. Puoi fare così per iniziare ad usare i bot che ti ho proposto un attimo fa.

 

COME SI DISINSTALLA UN BOT DA TELEGRAM?

Liberarsi di un bot non più utile è altrettanto facile che installarlo. Un modo è fare swipe a sinistra sulla chat del bot (o cliccare, se stai usando Telegram da desktop) e poi selezionare elimina e arresta.

 

tutorial per disinstallare bot da Telegram

 

Da mobile si può anche cliccare sull’icona del contatto (in alto a destra all’interno della chat del bot), scrollare verso il basso e selezionare Arresta bot. Il gioco è fatto.

 

procedura per disinstallare bot da Telegram mobile

Del dilemma Telegram VS Whatsapp parleremo (forse) in un’altra occasione. Intanto sono curiosa di sapere quanti e quali bot stai usando sulla tua inseparabile app di messaggistica. Si accettano suggerimenti!

Star Wars, genesi di un fan

Non so cosa faccia nei weekend la gente normale, ma quelli come me alle volte passano un paio d’ore a guardarsi un documentario sulla realizzazione di Star Wars (trilogia originale).

Ho provato affetto e nostalgia nel vedere i video di backstage dal set di Tatooine, con Alec Guinness imperturbabile sotto il cocente sole africano e la troupe impegnata a montare R2-D2.

Star Wars – Una nuova speranza è il primo film che io abbia mai visto, o almeno è il primo di cui ho memoria. Era registrato su un vecchio VHS, Lucas non ci aveva ancora rimesso mano e Han sparava senza dubbio per primo.



Non ho mai avuto modo di vivere l’esperienza della trilogia originale sul grande schermo e anche se nel mondo è diventato da subito fenomeno di culto, io l’ho sempre vissuto in modo molto personale.

Pochi compagni di classe avevano visto il film, forse uno o due, e internet mi era ancora zona preclusa.
Allora sono diventata fan di Guerre Stellari a modo mio.
Quante avventure a bordo del Millennium Falcon!
Niente romanzi, fumetti o merchandising e niente universo espanso: dove i film si interrompevano, subentrava la mia fantasia.
Star Wars ha segnato la mia infanzia (direi la vita, ma non vorrei sembrare troppo melodrammatica) e insieme alla mia quella di milioni di persone.
Come può un film dalla trama così semplice essere tanto importante?

star wars foto dal set


Credo che la chiave del successo di Star Wars sia proprio quella storia così semplice.
Certo, ci sono effetti speciali che hanno rivoluzionato il modo di fare cinema, ma non è grazie a quelli che il film riesce ad entrare nel cuore degli spettatori generazione dopo generazione. Il merito è della storia.
C’è un giovane messo alla prova, un anziano mentore e il compagno d’avventure spalla dell’eroe. C’è pure una principessa da salvare, peperina e sarcastica come nessun’altra.
Guerre Stellari è costruito su archetipi narrativi. Il viaggio dell’eroe, la lotta tra Bene e Male… sono tutte cose che si trovano nelle fiabe.
Secondo Gianni Rodari

la fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.


Star Wars sarà pur ambientato in un universo polveroso e arrugginito lontano anni luce, ma parla di noi, delle difficoltà da affrontare per trovare la nostra strada e delle avventure che ci attendono.
Con in più le spade laser a rendere tutto migliore!

star wars behind the scene

Questa è la mia storia di fan di Star Wars. Qual è la tua?

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Instameet a Genova

Instameet a Genova

Provata una reflex professionale è difficile tornare indietro.

Ieri all’instameet degli Igers di Genova abbiamo avuto la possibilità di girare un paio d’ore per la città con vari modelli di Canon. Io ho optato per una 7D con obiettivo 24–105, versatile e ideale per gli spazi stretti dei caruggi.

Voglio mostrarti alcuni degli scatti di ieri, non perché siano particolarmente originali né perché raccontino storie memorabili. Li condivido per ricordare a me stessa di sperimentare, fare attenzione ai dettagli e uscire più spesso con la macchina fotografica al collo.

vista dall'alto su Genova e sulla Lanterna

Per scoprire scorci insoliti, eventi, tradizioni e angoli nascosti di Genova segui @genovamorethanthis su Instagram.

Algoritmo Instagram: attivare le notifiche non è la soluzione

Per ora niente algoritmo. Instagram ha messo in stand by l’aggiornamento che avrebbe riordinato i nostri feed in base alla rilevanza dei contenuti.
Intanto si moltiplicano gli appelli degli instagramer che chiedono ai follower di attivare l’opzione di notifica per non perdere i nuovi post. Ma farlo potrebbe rivelarsi controproducente sul luogo periodo, e adesso ti spiego perché.

 

We’re listening and we assure you nothing is changing with your feed right now. We promise to let you know when changes roll out broadly.

— Instagram (@instagram) 28 marzo 2016

 

Quando (e se) entrerà in funzione il nuovo algoritmo dovremo dire addio al feed cronologico a cui siamo abituati: saranno le nostre interazioni, commenti, mi piace, follow, a determinare l’ordine degli elementi. Sarà qualcosa di simile alla bacheca di Facebook. Qualche post andrà sicuramente perso, se non altro perché scivolerà così in basso che nemmeno il follower più paziente avrà voglia di scrollare fin laggiù.

Se le cose stanno così, la notifica relativa ai post sembra davvero la soluzione ideale: una volta attivata, ti avvisa quando l’account pubblica una nuova foto. L’instagramer è felice perché manterrà inalterata la media di cuoricini sotto i suoi scatti e il follower sarà ugualmente contento di non perdersi nessun contenuto potenzialmente interessante.

Ecco, mettiamoci per un attimo nei panni del follower.
Temendo l’imminente (?) arrivo dell’algoritmo, il follower fedele attiva l’opzione di notifica per tutti i suoi account preferiti. Quanti saranno? Cinquanta? Un centinaio o più? Teniamoci bassi e diciamo almeno una ventina. Venti account che pubblicano due o tre foto al giorno equivalgono a una sessantina di notifiche nell’arco di una sola giornata. Quanto tempo ci metterà il follower fedele per scocciarsi e disattivare tutte le notifiche? Te lo dico io: nel giro di una settimana ne avrà abbastanza (e probabilmente anche la batteria del suo telefono sarà dello stesso parere). 

Che tu sia un instagramer con la i maiuscola, un brand o un cazzaro qualunque come la sottoscritta, non vorrai certo essere associato a qualcosa di fastidioso nella mente dei tuoi follower e potenziali clienti. Sarebbe controproducente per la tua attività.

Allora, invece di supplicare per l’attivazione delle notifiche, chiedi a chi ti segue di mettere mi piace alle tue foto, di commentare. Stimola l’interazione, perché è quella che verrà premiata dall’algoritmo quando entrerà in uso.

Foto stock gratis: dove trovarle

Il web parla per immagini. Se hai un blog o un sito dovresti tenerne conto curando la qualità dei contenuti visivi con la stessa attenzione che riservi ai testi.
L’ideale sarebbe usare fotografie di tua proprietà, scattate da te o da un professionista, ma non sempre si riesce ad avere lo scatto giusto quando serve. In questi casi ricorro a servizi online che offrono immagini gratuite, utilizzabili senza timore di violare il copyright perché pensate proprio per venire incontro alle quotidiane necessità di blogger, web master, grafici e affini.

Ti lascio qualche link che ti potrà tornare utile nei momenti di crisi…  😉
Ti vengono in mente altre risorse analoghe? Allunghiamo la lista!
recensione crimson peak

Crimson Peak, molti fantasmi e poca sostanza

Ho pensato ad almeno sei incipit diversi per questo articolo.

Qual è il problema? Ho visto l’ultimo film di uno dei miei registi preferiti e non mi è piaciuto.
Crimson Peak è il nono lungometraggio di Guillermo Del Toro, un racconto gotico ambientato in una fatiscente villa popolata di fantasmi che prende nome dal terreno rossastro su cui sorge.
Quella casa è tutto ciò che il film ha da offrire, perché, come dice Jackie Lang nella sua recensione, << ma l’hai mai visto un film in cui una casa è talmente impregnata di sangue e violenza da sanguinare per allegoria? >>.
I problemi arrivano con la sceneggiatura: un ricettacolo di banalità da soap opera dal finale scontato e poco riuscito, considerato il risolino sfuggitomi in quello che avrebbe dovuto essere il momento di maggior tensione.

È la storia di Pacific Rim che si ripete, ma Crimson Peak non può nemmeno contare su robottoni e kaijū che se le danno a suon di transatlantici usati come mazze da baseball.

Crimson Peak, recensione, horror, Tom Hiddleston, cinema,

Edith, la protagonista, è un’aspirante scrittrice, indipendente e progressista. Peccato che poi rimanga in balia degli eventi per tutto il film. Si innamora alla velocità della luce di Thomas Sharp, nobile inglese arrivato in America in cerca di finanziamenti per la sua ultima invenzione, e lo sposa. Trasferitasi con il marito a vivere nell’antica dimora di famiglia, lascia che siano i fantasmi che la popolano a indicarle (letteralmente) quella verità che lo spettatore capisce fin dall’inizio.

Un’eroina dallo spessore morale di uno stoccafisso.

Nemmeno Tom Hiddleston, con un personaggio fatto di sguardi languidi e passività, ne esce granché bene. L’unica che, avendo capito lo spirito del film, sembra divertirsi un mondo è Jessica Chastain, folle e magnifica nei panni di Lucille, vendicativa sorella di Sir Thomas.

Pure i fantasmi sono riusciti. Dare vita alle creature della nostra immaginazione è una cosa che a Del Toro è sempre riuscita egregiamente. Come in tutti i suoi film, anche in Crimson Peak a dar corpo ai fantasmi color cremesi sono attori in carne ed ossa, coperti a regola d’arte di protesi e trucco.

PART 1 The ghosts were actors in full make up. Enhanced by CGI- not the other way around. pic.twitter.com/yYkS4lFPOK

— Guillermo del Toro (@RealGDT) 30 ottobre 2015

Tra di loro c’è Doug Jones, immancabile collaboratore di Del Toro dai tempi del Labirinto del fauno.

 

Still time to see me as these 2 ghosts in #CrimsonPeak (Make-ups by DDT Efectos Especiales) Thank you @RealGDT pic.twitter.com/KbY8H89Ham

— Doug Jones (@actordougjones) 2 novembre 2015

 

Bene, dunque, il design dei fantasmi. Peccato che siano sfruttati pochissimo e quasi mai come motori determinanti dell’azione. Per come la vedo io, si limitano a indicare a Edith una verità che è già sotto i suoi occhi.
In fondo, anche il fantasma bambino di La spina del diavolo altro non era se non una guida per il protagonista. In più, Del Toro attinge proprio da quel suo vecchio film l’idea del sangue che fluttua intorno alle ferite mortali del fantasma: ne La spina del diavolo era il bambino morto annegato, in Crimson Peak la donna assassinata nella vasca da bagno.

Eppure il primo film gioca magistralmente sull’ambiguità del fantasma, mentre nel secondo il dilemma sulla bontà o malvagità degli spiriti dei morti che si palesano ai vivi è risolto in un modo così sbrigativo da togliere a queste creature ogni ragion d’essere.

Il punto è che Crimson Peak è come una scatola di cioccolatini della migliore qualità che poi, una volta aperta, scopri essere vuota. Però devo ammetterlo, scatole così sontuose sono una vera gioia per gli occhi.

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Snapchat spiegato dai millenial

Snapchat spiegato dai millennial

Ben Rosen, uno dei tipi di BuzzFeed, ha chiesto alla sorellina di 13 anni di insegnargli a usare Snapchat.

ME: Tell me what your day is like on Snapchat.
BROOKE: When I wake up, I have about 40 snaps from friends. I just roll through and respond to them.
ME: How do you respond? Like, “haha good one, Elsbitch”?
BROOKE: No conversations…it’s mostly selfies. Depending on the person, the selfie changes. Like, if it’s your best friend, you make a gross face, but if it’s someone you like or don’t know very well, it’s more regular.
ME: I’ve seen how fast you do these responses… How are you able to take in all that information so quickly?
BROOKE: I don’t really see what they send. I tap through so fast. It’s rapid fire.

Ecco, io il senso di Snapchat nella vita di tutti i giorni ancora non l’ho capito. Percepisco il potenziale del divertimento, ma mica so bene come sfruttarlo. L’app è lì sul mio telefono da mesi e tutto quello che ho fatto è stato aggiungere di quando in quando un paio di foto in My Story e forse due o tre video.
Però su Snapchat ci sono anche io (@nannerel), perché sono curiosa, perché è il social del momento, perché forse un giorno capirò.

Tu lo usi? Hai qualche suggerimento?

Intanto, leggendo il post su BuzzFeed, ho scoperto che chiunque può creare filtri geografici andando sul sito di Snapchat. Ora che lo so, il divertimento comincia a farsi più concreto!

La Galassia delle Cover

Viviamo in un mondo di cover. Cover per i telefonini, certo, ma anche di brani musicali talmente famosi da venir interpretati e reinterpretati in continuazione.

Dici di voler ascoltare Hallelujah, ma quale intendi? La versione di Bon Jovi? Quella di Jeff Buckley? O magari quella strafamosa di Leonard Cohen?
Come si fa a raccapezzarsi in un mondo di cover che piovono da tutte le parti?

Beh, prima non lo so, ma adesso c’è Galaxy of Covers, un sito web che raggruppa tutte le cover in galassie che ruotano attorno alla canzone originale.

L’idea parte da uno studio grafico di Zurigo che ha programmato la pagina in HTML, CSS e JavaScript servendosi di software open source.

Si va da Always on My Mind a Song to the Siren, passando per I Will Always Love You, With a Little Help From My Friends e Unchained Melody di cui, tanto per la cronaca, sono state realizzate ben 128 cover.
Niente di più di un’infografica interattiva, molto carina da vedere e curiosa da esplorare.
Nota dolente: Galaxy of Covers non prevede la riproduzione musicale, quindi se si vuole ascoltare tutta questa bella musica bisogna cercarla altrove.
nimona copertina

Nimona, l’avventura per tutte le ragazze mostro

C’è solo una cosa più figa dell’avere un drago: TRASFORMARSI in un drago! Nimona è una mutaforma e riesce a fare anche questo. È per la sua particolare abilità che Ballister Cuorenero, il più grande supercriminale del regno, si è convinto a prenderla con sé come sua assistente. Obiettivo? Gettare il regno nel panico con un nuovo, eclatante piano malvagio.

In un mondo a metà strada tra il fantasy e il fantascientifico, dove draghi, streghe e cavalieri convivono con cellulari, televisione e formule scientifiche, Lord Ballister Cuorenero e Sir Lombidoro, il paladino del regno, sono destinati a scontrarsi nell’eterna lotta tra bene e male. Una lotta dai confini sempre più confusi, via via che la storia procede.

I primi capitoli del fumetto si incentrano sul rapporto tra il boss e la sua nuova, impulsiva assistente. Insieme, Ballister e Nimona pianificano di attaccare la città con draghi geneticamente modificati, guardano film di zombie, si scontrano e litigano spesso, lasciandosi alle spalle la propria solitudine. Poi si scoprono segreti inquietanti, sorgono dubbi, e il tono diventa più cupo: se le prime tavole erano dominate da colori caldi in contrasto con i neutri, verso la fine il verde e il giallo si riverberano minacciosi sul nero della notte.

Nimona, fumetti, recensione, Noelle Stevenson, young adult

I disegni sono essenziali e dinamici, al servizio di una storia brillante, ricca di contenuti senza la pretesa d’insegnare niente a nessuno.

Noelle Stevenson ha cominciato a scrivere Nimona come webcomic e prima ancora che il lavoro fosse finito la casa editrice HarperCollins ne ha acquistato i diritti di pubblicazione, mentre nel giugno 2015 la 20h Century Fox Animation ha mosso i primi passi per la realizzazione di un film d’animazione. Non c’è da stupirsi vista la rapidità con cui la giovane autrice ha raggiunto il (meritato) successo: solo cinque anni fa firmava con lo pseudonimo di Gingerhaze la sua re-interpretazione del Signore degli Anelli in chiave hipster, diventando poco dopo coautrice della serie Lumberjanes (una delle cose più belle che io abbia mai letto).

Il suo grande talento è scrivere personaggi realistici nella loro eccentricità. Nimona è si una potente mutaforma, ma parla a tutti coloro che sono in cerca della loro vera natura, del loro vero io. << A tutte le ragazze-mostro >> c’è scritto sulla prima pagina del libro, perché a ognuno di noi (maschi o femmine, adolescenti o adulti), capita di sentirsi corpo estraneo.

Nimona, fumetti, recensione, Noelle Stevenson, young adult

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1 Hour Photo app

1-Hour Photo, la fotografia digitale come quella analogica

Di recente ho letto un paio di post (questo e questo) sull’importanza che ancora oggi ha la pellicola in fotografia.

Scattare in analogico, oltre ad essere utile per imparare a ragionare sull’inquadratura e la luce, è molto divertente! L’ho scoperto quando mi hanno regalato una lomografica. Andare a ritirare dal fotografo gli scatti sviluppati è la parte migliore: i risultati sono imprevedibili!
C’è un’app per iOS, 1-Hour Photo, che applica il piacere dell’attesa alla fotografia digitale. Scattata la foto bisogna attendere un’ora prima di poterla vedere, rigorosamente in bianco e nero. Ti arriva una notifica quando la foto è pronta, ed è un po’ come portare a sviluppare il rullino dal fotografo.
Non particolarmente utile, ma divertente!

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