Perchè leggiamo, secondo C.S. Lewis

Pochi hanno spiegato l’incanto della lettura con l’accurata poesia di C.S. Lewis.

Filologo e letterato, C.S Lewis era un profondo conoscitore della letteratura e dell’uso delle parole per creare mondi: insegnava questo nel suo corso all’Università di Oxford (dove divenne amico di J.R.R. Tolkien) e poi era lui stesso uno scrittore. I sette volumi delle Cronache di Narnia nascono da una scintilla di fantasia rinfocolata dagli eventi della vita reale: all’età di sedici anni l’immagine di un fauno sotto la neve con un ombrello e dei pacchetti tra le mani, molti anni dopo la casa di famiglia che apre le porte a tre bambine evacuate da Londra per il pericolo della seconda Guerra Mondiale.

Mr. Tumnus e Lucy nella neve, illustrazione da Le Cronache di Narnia Il leone, la strega e l'armadio
illustrazione di Pauline Baynes

Nel suo saggio An experiment in criticism, pubblicato nel 1961, Lewis spiega come l’esperienza della lettura arricchisce lo spirito umano.

Those of us who have been true readers all our life seldom fully realize the enormous extension of our being which we owe to authors. We realize it best when we talk with an unliterary friend. He may be full of goodness and good sense but he inhabits a tiny world. In it, we should be suffocated. The man who is contented to be only himself, and therefore less a self, is in prison. My own eyes are not enough for me, I will see through those of others. Reality, even seen through the eyes of many, is not enough. I will see what others have invented. Even the eyes of all humanity are not enough. I regret that the brutes cannot write books. Very gladly would I learn what face things present to a mouse or a bee; more gladly still would I perceive the olfactory world charged with all the information and emotion it carries for a dog.

 

Quelli di noi che sono lettori da tutta la vita raramente realizzano appieno quanto di noi stessi dobbiamo agli autori. Lo capiamo meglio quando parliamo con un amico che non legge. Egli può essere pieno di bontà e di buon senso, ma vive in un mondo ristretto. In esso noi soffocheremmo. L’uomo che si accontenta di essere solo se stesso è come in prigione. I miei stessi occhi per me non sono abbastanza, vedrò attraverso quelli degli altri. La realtà, anche se vista attraverso gli occhi di molti, non è abbastanza. Vedrò che cosa hanno inventato gli altri. Persino gli occhi dell’intera umanità non sono abbastanza. Mi rammarico che gli incolti non possano scrivere libri. Imparerei molto volentieri come appaiono le cose ad un topo o ad un’ape; ancora di più mi piacerebbe percepire tutte le informazioni e le emozioni che il mondo degli odori trasmette ad un cane.

Leggendo diventiamo altri pur rimanendo noi stessi. Romanzi, poesie, fumetti… ogni storia è un’occasione per vivere una vita diversa dalla nostra, una vita che forse mai potremmo sperimentare. Le pagine di un libro (cartaceo o elettronico, non ha importanza) sono una finestra aperta su mille nuove esperienze: arricchiscono il nostro pensiero e la nostra anima.

In reading great literature I become a thousand men and yet remain myself. Like a night sky in the Greek poem, I see with a myriad eyes, but it is still I who see. Here, as in worship, in love, in moral action, and in knowing, I transcend myself; and am never more myself than when I do.

SalvaSalva

Sognatrice a tempo pieno, blogger part-time, geek nel tempo libero e cantante sotto la doccia.

Commenti (2)

  1. Che dire.. totalmente d'accordo con Lewis!

  2. Impossibile essere in disaccordo (almeno se si è appassionati lettori)! 😉

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