copertina the graveyard book

Nobody (Bod) Owens sarebbe un bambino del tutto normale se non vivesse in un cimitero, protetto e accudito come un figlio dalle anime dei morti. È lì che, ancora neonato, trovò fortuitamente rifugio la notte in cui la sua famiglia venne brutalmente uccisa.

Solo un Sith vive di assoluti, ma mi sembra di andare sul sicuro affermando che Neil Gaiman è uno dei migliori (se non il migliore) narratore dei nostri tempi. Stardust, Coraline, American Gods e Sandman sono testi meravigliosi, e The Graveyard Book non è da meno.

the graveyard book illustrazione

Per essere precisi, il The Graveyard Book che ho letto io è l’adattamento in fumetto, realizzato da P. Craig Russell, del romanzo per ragazzi Il figlio del cimitero scritto da Gaiman.

Fedele allo spirito del romanzo, il fumetto segue il piccolo Bod nelle sue avventure dentro (e poi fuori) il cimitero dividendo idealmente la narrazione in due parti: quella dell’infanzia, innocente e spensierata, e quella dell’adolescenza, gravata dalla minaccia di un oscuro passato e dallo spettro della vendetta.
Ogni capitolo è affidato a un disegnatore diverso. Così facendo le fasi della vita di Bod vengono interpretate secondo una sensibilità ogni volta differente, mantenendo però unitarietà nello stile: vignette simmetriche che prendono posto ordinatamente sulla pagina, prevalenza dei colori blu e nero.
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Gaiman si è divertito a creare un mondo in cui niente è come sembra: un vampiro può essere tutore scrupoloso e un licantropo battersi fino alla morte in difesa del Bene.
È una di quelle storie che ti lasciano molto di più di quanto ti saresti aspettato. Coinvolge perché è di te che sta parlando: anche tu un giorno dovrai prendere la tua strada. Ad un certo punto bisogna scegliere.
Ecco, The Graveyard Book è un inno alla vita nato curiosamente in un cimitero.

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