Ghost in the shell

Ghost in the shell: l’anima in un’inquadratura

È il 2029, un futuro in cui il corpo umano può essere potenziato con innesti robotici. La Sezione 9, una squadra speciale di polizia, è stata istituita per combattere i crimini di natura informatica, perchè quando il cervello umano può essere innestato in un guscio di metallo, il minimo che ti puoi aspettare è l’hackeraggio.

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david bowie l'uomo che cadde sulla terra

L’uomo che cadde sulla terra

David Bowie esordisce sul grande schermo nel 1976 con L’uomo che cadde sulla Terra. Il ruolo pare scritto apposta per lui: è un alieno dalle fattezze umanoidi arrivato sulla Terra per trovare rimedio alla siccità che sta uccidendo il suo pianeta natale. Ma quella raccontata nel film di Nicolas Roeg è una storia di perdenti, non di eroi, e il protagonista è destinato a veder fallire il suo piano di salvezza, minato e consumato dalle passioni umane.


Stiamo parlando di un film di fantascienza, un genere la cui peculiarità è partire da mondi lontani per arrivare all’essenza dell’uomo. Bowie, nei panni dell’alieno Thomas Jerome Newton, stringe legami con le (poche) persone che lo circondano, si innamora della cameriera Mary-Lou, ma rimane il “diverso” costretto all’omologazione. Indossa parrucca e lenti a contatto per nascondere la sua identità aliena e l’esposizione ai vizi terreni innesca un percorso di corruzione che lo vede come carnefice di se stesso, mentre fissa nei molti monitor televisivi ammassati nella sua stanza ciò che è l’uomo e il suo modo di vivere.

La trama procede per brusche ellissi, confondendo i confini spazio-temporali. Al centro di questo sogno allucinato c’è lui, David Bowie, carico di fascino magnetico e androgino, in quella che è (a mio modo di vedere) la migliore interpretazione della sua carriera d’attore. Riferendosi alle precarie condizioni fisiche e mentali in cui si trovava all’epoca delle riprese a causa dell’uso di droghe, lui stesso la ricorda come << una buona esibizione di qualcuno che cade letteralmente a pezzi di fronte a te >>. Nelle sue parole il confine tra l’alieno e l’umano si fa meno definito.
* pubblicato originariamente su MAT2020 (aprile 2016)

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nimona copertina

Nimona, l’avventura per tutte le ragazze mostro

C’è solo una cosa più figa dell’avere un drago: TRASFORMARSI in un drago! Nimona è una mutaforma e riesce a fare anche questo. È per la sua particolare abilità che Ballister Cuorenero, il più grande supercriminale del regno, si è convinto a prenderla con sé come sua assistente. Obiettivo? Gettare il regno nel panico con un nuovo, eclatante piano malvagio.

In un mondo a metà strada tra il fantasy e il fantascientifico, dove draghi, streghe e cavalieri convivono con cellulari, televisione e formule scientifiche, Lord Ballister Cuorenero e Sir Lombidoro, il paladino del regno, sono destinati a scontrarsi nell’eterna lotta tra bene e male. Una lotta dai confini sempre più confusi, via via che la storia procede.

I primi capitoli del fumetto si incentrano sul rapporto tra il boss e la sua nuova, impulsiva assistente. Insieme, Ballister e Nimona pianificano di attaccare la città con draghi geneticamente modificati, guardano film di zombie, si scontrano e litigano spesso, lasciandosi alle spalle la propria solitudine. Poi si scoprono segreti inquietanti, sorgono dubbi, e il tono diventa più cupo: se le prime tavole erano dominate da colori caldi in contrasto con i neutri, verso la fine il verde e il giallo si riverberano minacciosi sul nero della notte.

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I disegni sono essenziali e dinamici, al servizio di una storia brillante, ricca di contenuti senza la pretesa d’insegnare niente a nessuno.

Noelle Stevenson ha cominciato a scrivere Nimona come webcomic e prima ancora che il lavoro fosse finito la casa editrice HarperCollins ne ha acquistato i diritti di pubblicazione, mentre nel giugno 2015 la 20h Century Fox Animation ha mosso i primi passi per la realizzazione di un film d’animazione. Non c’è da stupirsi vista la rapidità con cui la giovane autrice ha raggiunto il (meritato) successo: solo cinque anni fa firmava con lo pseudonimo di Gingerhaze la sua re-interpretazione del Signore degli Anelli in chiave hipster, diventando poco dopo coautrice della serie Lumberjanes (una delle cose più belle che io abbia mai letto).

Il suo grande talento è scrivere personaggi realistici nella loro eccentricità. Nimona è si una potente mutaforma, ma parla a tutti coloro che sono in cerca della loro vera natura, del loro vero io. << A tutte le ragazze-mostro >> c’è scritto sulla prima pagina del libro, perché a ognuno di noi (maschi o femmine, adolescenti o adulti), capita di sentirsi corpo estraneo.

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