Winston Churchill durante un discorso pubblico.

Sangue, fatica, lacrime e sudore. Come Winston Churchill scriveva i suoi discorsi


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Of all the talents bestowed upon men, none is so precious as the gift of oratory. He who enjoys it wields a power more durable than that of a great king. He is an independent force in the world.

– Winston Churchill

Tanta era l’ammirazione di Churchill per l’arte oratoria. Ma il fu Primo Ministro come scriveva i suoi discorsi pubblici? Quegli stessi discorsi vibranti e persuasivi che ancora oggi conosciamo nei passaggi fondamentali e vediamo al cinema1?

Ho scoperto che Winston Churchill scriveva i suoi discorsi in forma di versi liberi, come se si trattasse di poesia o del testo d’una canzone. E a pensarci bene è logico: un discorso deve essere declamato con ritmo, come fosse musica. Scrivendo in quella che i suoi collaboratori ribattezzarono con ironia psalm form, Churchill evidenziava pause, accenti, cadenza.

Una bozza del famoso discorso This was their finest hours (1940) a confronto con la stesura finale in “psalm form”.

Quando era ora di lavorare ad un nuovo discorso Churchill preferiva prima rimuginare tra sé e sé, trovando idee nei momenti liberi. Una volta pronto dettava tutto alla segretaria camminando su e giù per la stanza in vestaglia. Altre volte invece dettava direttamente dalla vasca da bagno. Si perché Winston Churchill aveva l’abitudine di fare due bagni al giorno, mattino e sera.

Un discorso di 40 minuti richiedeva dalle 6 alle 8 ore di lavoro tra stesura e numerose revisioni. È un bell’esempio di come la scrittura non è un dono istintivo bensì un mestiere che richiede tempo e studio, come dice anche Neil Gaiman nelle sue otto regole per scrivere narrativa.

Dalla carriera di oratore di Winston Churchill si possono imparare 3 cose su come scrivere un discorso:

1 – Scrivi ciò che vuoi dire

Il giovane Churchill era solito declamare a memoria, poi una volta perse il filo del discorso e fece scena muta. Dopo quell’incidente portò i suoi appunti sempre con se per poter dare una sbirciatina all’occorrenza.

2 – Usa parole semplici: sono più precise ed evocative

Churchill preferiva aircraft o airfield agli allora in voga aeroplane e aerodrome. Altri dicevano prefabricated, lui scelse ready-made. Invece di agreed to cooperate disse joined hands.

3 – Infondi il discorso di ritmo: deve essere musicale e coinvolgente

Per dirla con le parole dello stesso Churchill: «The great influence of sound on the human brain is well known. The sentences of the orator when he appeals to his art become long, rolling and sonorous. The peculiar balance of the phrases produces a cadence which resembles blank verse rather than prose.»

Winston Churchill trovava il ritmo giusto scrivendo in versi e utilizzando le figure retoriche. Amava particolarmente la ripetizione perché contribuisce a creare un crescendo dal forte impatto emotivo, come per esempio in questo famosissimo passaggio con cui il 4 giugno 1940 esortò la nazione a non arrendersi dopo la sconfitta subita a Dunkerque e l’eroica evacuazione via mare di oltre 300 mila soldati2:

We shall go on to the end, we shall fight in France, we shall fight on the seas and oceans, we shall fight with growing confidence and growing strength in the air, we shall defend our island, whatever the cost may be, we shall fight on the beaches, we shall fight on the landing grounds, we shall fight in the fields and in the streets, we shall never surrender.

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