Guida per babbani agli artefatti magici

Gli oggetti magici del mondo di Harry Potter raccolti in un poster

La storia del Prescelto ha un seguito, ma credo mi terrò alla larga da questo nuovo capitolo.
La ragione per cui non leggerò Harry Potter e la maledizione dell’erede è semplice: paura. Si, paura di guastare la mia fantasia di bambina (e poi adolescente). Harry Potter è la storia con cui noi degli anni ’90 siamo cresciuti, dai primi due libri magici e infantili ai volumi de I doni della morte, così cupi e avventurosi da essere letti nel giro di un paio di notti insonni nonostante la scuola il giorno dopo.

Per la verità, all’inizio La pietra filosofale mi attirava ben poco. Era stato un regalo di Natale o di compleanno, cadono vicini e non ricordo. Il libro è rimasto per qualche anno in camera mia, sullo scaffale della libreria a prendere polvere. Poi la notizia dell’uscita del film: ho preso in mano il romanzo maledicendomi per averlo snobbato tanto a lungo.

La storia di Harry Potter è, se vogliamo, piuttosto tradizionale: il tipico viaggio dell’eroe. Ho sempre pensato che il segreto del successo della saga fosse piuttosto nella capacità di creare un mondo fantastico, simile però al nostro, tanto da celarsi dietro il pilastro di una stazione.
Se ci fai caso, ad Hogwarts, Diagon Alley o tra le quattro mura della Tana non c’è proprio niente di sconosciuto: macchine, paioli, scacchi, gufi e cappelli sono tutte cose del mondo di babbani in cui viviamo. Ma con un pizzico di magia (chiamiamola pure fantasia) i gufi consegneranno lettere, i cappelli parleranno e le macchine voleranno.

La quotidiana straordinarietà degli oggetti del mondo di Harry Potter non deve aver affascinato solo me, perché lo studio creativo Pop Chart Lab, in collaborazione con Pottermore, ha creato un poster che li raccoglie tutti, ben catalogati per tipologia.

 
Il mio preferito è il Giratempo. Non credo sia necessario spiegare quanto sarebbe bello mettere la spunta a tutte le attività programmate per la giornata senza rinunciare a nemmeno un minuto di sonno.
E che cosa non darei per un pomeriggio di shopping da Tiri Vispi Weasley!

Perché aver paura di Tu Sai Chi?
Meglio aver paura di
NO-PUPÙ-NO-PIPÌ
La Sensazione Di Occlusione che Stringe la Nazione!

Con i loro slogan sarebbero i numeri uno del web marketing.

 

 
Ma ora dimmi di te! Com’è che hai conosciuto la saga? E tra tutti gli oggetti magici che affollano il mondo di Harry Potter, qual è il tuo preferito?

Disegni e illustrazioni dal Sottosopra

20 Stranger Things fan art in onore della cultura pop anni ’80

Qui si parla di cultura pop e Stranger Things è cultura pop all’ennesima potenza! D&D, il poster di La Cosa di John Carpenter a cinque minuti dall’inizio dello show, e poi E.T., Spielberg, Alien, Star Wars, Stand by me e le atmosfere noir alla Stephen King.
Stranger Things ha il fascino del conosciuto declinato con un’originalità che non annoia e affascina l’appassionato e anche chi è estraneo all’immaginario geek e pop.
Se poi ci aggiungi l’ottima recitazione di un cast scelto per una volta tanto non secondo cliché estetici ma con l’obiettivo di portare in scena personaggi carismatici nel loro semplice realismo, una colonna sonora niente male* e una certa onestà di fondo nel raccontare la storia, allora forse mi perdonerai se mi sbilancio più di quanto faccio di solito e mi azzardo a definire Stranger Things migliore serie TV dell’anno. Certo lo è per me: da tempo non mi divertivo tanto davanti allo schermo!

Credo (ma su questo punto vorrei anche il tuo parere) che buona parte del divertimento derivi da una sceneggiatura attenta alla concatenazione degli eventi, ma senza soccombere all’ansia di voler spiegare l’inspiegabile. Will viene rapito dal mostro di una dimensione parallela, il Sottosopra, Undi ha poteri psichici e telecinetici. Ci vengono forniti alcuni elementi di comprensione – gli esperimenti scientifici, i poteri di Undici fuori controllo che aprono un varco dimensionale – ma i meccanismi di questo “altro mondo” rimangono un mistero. Se ci pensi, è un po’ quello che ha fatto Spielberg con E.T.: della natura del piccolo alieno sai poco niente, ma ti ha coinvolto ed emozionato, così, mentre scorrono i titoli di coda, fai congetture, fantastichi e, in definitiva, porti con te il personaggio ben dopo la fine della pellicola. E che bello quando questo succede!

Internet è la prova che non sono l’unica ad essere rimasta affascinata da Stranger Things, perché la rete è strapiena di stupendi lavori grafici dei fan che hanno voluto rendere omaggio a Mike, Undi e Barb con la loro arte. Qualche esempio?

Hai trovato altre fan art o ti ci sei cimentato tu stesso? Lascia un commento al post tramite Facebook e allega l’immagine! Espandiamo gli orizzonti del Sottosopra!

*Non temere, ho pensato anche a te: ecco le musiche di Stranger Things su Apple Music.

David Bowie: i 100 libri preferiti

L’artista, l’uomo, il mito… Volete il mio consiglio? Andate a vedere la mostra David Bowie is a Bologna! C’è tutto quello che vorreste conoscere e che avete sempre saputo di Bowie, raccontato con una perfetta combinazione di immagini, testi, video, documenti e, naturalmente, musica.

A parte un video che mostra il funzionamento del programma Verbasizer usato da Bowie su un vecchio Mac per aiutarsi nella composizione dei testi e l’attività pittorica del periodo berlinese (a me quasi del tutto sconosciuta), mi ha più di tutto incuriosita l’installazione di una delle sale centrali. È una struttura a spirale costituita da libri sospesi nel vuoto.

 

– 1 😍 #davidbowieisitalia #davidbowieexhibition #davidbowieis #davidbowie #davidbowieforever #italy #bologna

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I libri sono troppo in alto e l’ambiente troppo scuro per riuscire a leggere i titoli sulle copertine.

Le influenze sull’arte di Bowie sono ampiamente indagate lungo il percorso: società, musica, cinema… e anche letteratura. 1984 di George Orwell è citato spesso e una copia dell’Amante di Lady Chatterley compare in una teca insieme ad altri volumi appartenuti a Bowie.

Io però rimango con un dubbio: i libri sospesi sopra la mia testa sono titoli amati dall’artista o sono stati selezionati dagli allestitori di David Bowie Is secondo altri criteri?
Ma poi, cosa leggeva Bowie? Oltre a 1984 gli piacevano Metropolis di Fritz Lang e 2001: Odissea nello spazio… Forse potrei trovare qualcosa di mio gusto nella sua libreria!

È così che ho scoperto l’esistenza di un elenco dei 100 libri preferiti di David Bowie.
Bowie stesso ha pubblicato la lista su Facebook nell’ottobre del 2013. Non essendo riuscita a trovare il post originale, che pare perso per sempre, ho fatto qualche ricerca online.
Chissà… Forse qualcuno con una vista migliore della mia, visitando la mostra a Bologna, leggerà uno di questi titoli tra quelli sospesi in alto, al di sopra della sua testa!

I 100 LIBRI PREFERITI DI DAVID BOWIE

Il 42esimo parallelo, 1930, John Dos Passos

1984, 1949, George Orwell

The Age of American Unreason, 2008, Susan Jacoby

All the Emperor’s Horses, 1960, David Kidd

L’Amante di Lady Chatterley, 1928, D. H. Lawrence

The Amercian Way Of Death, 1963, Jessica Mitford

Gli Anni Fulgenti di Miss Brodie, 1961, Muriel Spark

Arancia Meccanica, 1962, Anthony Burgess

Awopbopaloobop Alopbamboom: The Golden Age Of Rock, 1968, Nik Cohn

Una banda di idioti, 1998, John Kennedy Toole, Marcos y Marcos

Beano, 1938, (fumetto)

Before the Deluge: A Portrait Of Berlin In The 1920s, 1972, Otto Friedrich

Berlin Alexanderplatz, 1929, Alfred Döblin

Billy Liar, 1959, Keith Waterhouse

The Bird Artist, 1994, Howard Norman

Blast, 1914-15, Wyndham Lewis

Buio a mezzogiorno, 2010, Arthur Koestler

Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza, 1976, Julian Jaynes

La breve favolosa vita di Oscar Wao, 2007, Junot Diaz

Canti di Maldoror, 1869, Lautréamont

Città di notte, 1965, John Rechy

Corpi vili, 1930, Evelyn Waugh

David Bomberg, 1988, Richard Cork

English Journey, 1934, J. B. Priestley

Fra le lenzuola e altri racconti, 1997, Ian McEwan

Furoreggiava Kafka, 1993, Anatole Bromyard, Sylvestre Bonnard

Il Gabinetto delle Meraviglie di Mr. Wilson, 1999, Lawrence Weschler

Il Gattopardo, 1958, Giuseppe Tomasi Di Lampedusa

Il Giorno della Locusta, 1939, Nathanael West

Il Grande Gatsby, 1925, Francis Scott Fitzgerald

Hawksmoor, 1985, Peter Ackroyd

Herzog, 1964, Saul Bellow

Iliade, VI secolo a.C, Omero

Infants of the Spring, 1932, Wallace Thurman

Inferno (Divina Commedia), 1304-21, Dante Alighieri

The Insult, 1996, Rupert Thomson

Interviste a Francis Bacon, 2003, David Sylvester

L’io diviso, 1960, R.D. Laing

Journey into the Whirlwind, 1967, Eugenia Ginzburg

Ladra, 2013, Sarah Waters

The Life and Times of Little Richard, Charles White

Lolita, 1955, Vladimir Nabokov

Madame Bovary, 1956, Gustave Flaubert

Il Maestro e Margherita, 1967, Mikhail Bulgakov

McTeague, 1899, Frank Norris

Mentre morivo, 1930, William Faulkner

Metropolitan Life, 1978, Fran Lebowitz

Money, 2011, Martin Amis

Mr. Norris se ne va, 1935, Christopher Isherwood

Mystery Train. Visioni d’America nel rock, 1975, Greil Marcus

Nel castello di Barbablù, 1971, George Steiner

Nel ventre della balena, 1962, George Orwell

Notti al circo, 2003, Angela Carter

Nowhere To Run: The Story of Soul Music, 1984, Gerri Hershey

Octobriana and the Russian Underground, 1971, Peter Sadecky

Oltre il Brillo Box. Il mondo dell’arte dopo la fine della storia, 2010, Arthur C. Danto

The Outsider, 1956, Colin Wilson

Il Pappagallo di Flaubert, 2010, Julian Barnes

The Paris Review Interviste, 1977, Philip Gourevitch

Passing, 1929, Nella Larsen

A People’s Tragedy: The Russian Revolution 1890-1924, 1997, Orlando Figers

I Persuasori Occulti, 1957, Vance Packard

Il Ponte – La torre spezzata, 1930, Hart Crane

The Portable Dorothy Parker, 1944, Dorothy Parker

Private Eye, rivista satirica britannica pubblicata nel 1961

Processo a Henry Kissinger, 2003, Christopher Hitchens

La Prossima volta – Il Fuoco, 1963, James Baldwin

Puckoon, 1963, Spike Milligan

Ragazzo negro, 1945, Richard Wright

Raw (rivista grafica), 1980-91

Riflessioni su Christa T, 1968, Christa Wolf

Rumore bianco, 2010, Don DeLillo

A sangue freddo, 1965, Truman Capote

Il sapore della gloria, 1963, Yukio Mishima

Selected Poems, 1974, Frank O’Hara

Sexual personae: arte e decadenza da Nefertiti a Emily Dickinson, 1993, Camille Paglia

Silenzio, John cage, 1961

The Sound of the City: The Rise of Rock and Roll, 1970, Charlie Gillete

La sponda dell’Utopia, 2007, Tom Stoppard

La stanza di sopra, 1957, John Braine

Storia del popolo americano: dal 1492 a oggi, 2013, Howard Zinn

La storia della magia – Con un’esposizione chiara e precisa delle sue regole, dei suoi riti e dei suoi misteri, 1896, Eliphas Lévi

Strange People, 1974, Frank Edwards

Lo Straniero, 1942, Albert Camus

The Street, 1946, Ann Petry

Gli strumenti delle tenebre, 1983, Anthony Burgess

Sulla strada, 1957, Jack Kerouac

La Strada di Wigan Pier, 1937, George Orwell

Sweet soul music. Il rhythm’n’blues e l’emancipazione dei neri d’America, 2009, Peter Guralnick

Tales of Beatnik Glory, 1975, Ed Saunders

Teenage: The Creation of Youth 1875-1945, 2007, Jon Savage

La terra desolata, 1922, T. S. Eliot

Una tomba per un delfino, 1956, Alberto Denti di Pirajno

Ultima fermata a Brooklyn, 1966, Hubert Selby Jr.

I vangeli gnostici, 1979, Elaine Pagels

La via senza testa. Lo zen e la scoperta dell’ovvio, 1961, Douglas Harding

Le vie dei canti, 1986, Bruce Chatwin

Viz (rivista), 1979

Wonder Boys, 1995, Michael Chabon

Zanoni, 1842, Edward Bulwer-Lytton

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fumetto su frida khalo

Strani, ma non da soli

Sono qui e sono strana proprio come te.

Erroneamente attribuiamo questa frase a Frida Kahlo, artista messicana vissuta nella prima metà del ‘900.
L’autrice è Rebecca Martin, che, da grande fan di Frida, si è ispirata alla sua figura per scrivere un breve testo che ne condensasse la vita e il pensiero. La frase è poi stata sovrapposta ad una fotografia dell’artista: internet ha fatto il resto.
Questo non fa che rafforzare il messaggio del fumetto di Zen Pencils che stai per leggere: Frida Kahlo, con la sua unicità, è fonte d’ispirazione e modello per ragazze e donne di ogni generazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

So che ogni tanto ti senti “sbagliata” e fuori luogo.
Magari non avrai le sopracciglia folte, ma forse sei cicciottella o una tipa un po’ originale con gusti tutti suoi.
Io ero sono entrambe le cose. Quindi sa che c’è? Che se tu ti senti “strana”, siamo almeno in due!

Ti ameranno e ti prenderanno in giro per la tua peculiarità e per nessuna ragione specifica, o magari ciò che ti tormenta è un problema solo nella tua testa. Però sai una cosa? Non avere mai timore di essere te stessa: parla di ciò che ti appassiona, convivi pacificamente con i tuoi difetti fisici.

Mi ci sono voluti anni per imparare (e ancora non ho finito), ma guardandomi indietro mi pare di poter ringraziare proprio la mia “stranezza” per gli eventi e i legami più significativi della mia vita.

Non posso garantirti che quella sgradevole sensazione di inadeguatezza sparirà del tutto, anzi ti prometto che di quando in quando tornerà a farti visita: accoglila e sentila tua, ma solo per un attimo. Ricorda, non sei sola!

Se ti è piaciuto il fumetto, puoi acquistare Strange Like Me in formato poster!
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Perché è utile tenere un diario creativo

Hai mai provato a scrivere un diario? Io si, tante volte. Per anni il difficile è stato cominciare. Che cosa scrivere e come? Adesso ho una serie di taccuini su cui appunto giornalmente (o quasi) idee varie e scarabocchi sgraziati. Non proprio un diario, ma qualcosa di simile. Lo trovo utile per rendere più fluida la scrittura e organizzato il pensiero.

E poi ci sono le app: Day One è di certo il miglior diario digitale in circolazione.

In una interessante (e per nulla pallosa) conferenza, Teresa Amabile, docente alla Harvard Business School ed esperta di creatività nel mondo del business, ha dimostrato quanto è utile registrare con costanza gli avvenimenti professionali e personali della nostra vita.

Scrivere un diario è importante per varie ragioni: celebrare i piccoli successi, schiarirsi le idee e programmare la prossima mossa.
Forse questo vale solo per me, ma ho notato che mentre si sfogano i pensieri negativi, pian piano si fa strada la volontà di superare la difficoltà e, in generale, un atteggiamento più positivo. Tenere un diario è utile anche per questo.
Ancora più interessante è rileggere, magari a distanza di anni o anche solo di qualche mese: ritornare sui propri passi, ricordare fatti, sensazioni, e scoprire modelli di comportamento.

Diari, taccuini e appunti famosi

Cos’hanno in comune il generale Patton, la conduttrice televisiva Oprah Winfrey, il fotografo Edward Weston e l’artista Andy Warhol?

La professoressa Amabile apre con questa domanda la lezione. La risposta è che tutti e quattro questi personaggi tengono (o tenevano) traccia degli eventi della loro vita in un diario, ma non sono i soli. Ognuno di noi scrive, prende appunti, disegna e, in un modo o nell’altro, lascia traccia della propria personalità. Qui non ci sono regole, né esistono un modo giusto e uno sbagliato di tenere un diario: abbiamo la piena libertà di dire, fare, appuntare e scarabocchiare quello che vogliamo!

Nella primavera del 1884 Mark Twain era impegnato a riempire sette pagine del suo taccuino con i possibili nomi per un nuovo personaggio.

Mark Twain, diario, appunti, notes, pensieri, scritturaMark Twain – fonte

Marilyn Monroe dava sfogo a pensieri più intimi. Ricordando l’umiliazione nel venir punita dalla prozia Ida Martin, Marilyn avviava la riflessione su se stessa.

Marilyn Monroe, diario, appunti, notes, pensieri, scritturaMarilyn Monroe – fonte

Quello di Frida Kahlo era un diario visuale, un’opera d’arte in divenire attraverso cui la pittrice ha raccontato se stessa.

Frida Kahlo, arte, disegni, bozzetti, diario, appunti, notes, pensieri, scritturaFrida Kahlo – fonte

Dalle pagine del Travel Diary to the U.S.A. scopriamo che ad Albert Einstein piaceva accompagnare il testo alle immagini. Scopriamo anche che non era un gran disegnatore.

 

Albert Einstein, diario, appunti, notes, pensieri, scrittura, scarabocchiAlbert Einstein – fonte

Anne Frank avrebbe voluto fare la scrittrice e, vista la sua lucidità e sensibilità di pensiero, credo che avesse tutti i numeri per diventarlo. Anzi, scrittrice lo è diventata davvero, grazie al suo diario!

diario, appunti, notes, pensieri, scrittura, Anne Frank, pagineAnne Frank – fonte

Nel 1984 Nick Cave si appuntava parole, significati e sinonimi in una sorta di dizionario personale.

diario, appunti, notes, pensieri, scrittura, Nick Cave, pagineNick Cave – fonte

Lo scrittore Jack Kerouac preferiva un bloc notes.

Jack Kerouac, diario, appunti, notes, pensieri, scrittura, pagineJack Kerouac – fonte

Sulle pagine del suo diario l’esploratore Robert Peary sfogò il proprio entusiasmo per aver realizzato il sogno di una vita: essere il primo uomo a raggiungere il Polo Nord.

Robert Peary, diario, appunti, notes, pensieri, scrittura, pagine, polo nordRobert Peary – fonte

Per Charlotte Brontë la scrittura era un mezzo di evasione dalla realtà. Nel febbraio del 1836 confida alle pagine del proprio diario i sentimenti di ansia e alienazione causati da un lavoro senza soddisfazioni, ma quasi subito la sua penna va alla deriva e si immerge in un mondo di fantasia.

Charlotte Bronte, diario, appunti, notes, pensieri, scrittura, fantasia, pagineCharlotte Brontë – fonte

I benefici derivati dal tenere un diario o un quaderno personale di appunti sono molteplici e universalmente riconosciuti.

Vale la pena provare, non credi?

4 fumetti (non solo) per ragazze

Dicono che i fumetti siano roba da maschi. Beh, non è vero!
Nel settembre del 2015 il 53% di like, commenti e interazioni con le pagine Facebook di graphic novel, case editrici e affini venivano da donne. È finita l’epoca della stramba e solitaria ragazza nerd (ammesso che un’epoca del genere sia mai esistita): adesso i fumetti sono roba per tutti e un po’ lo si deve anche a quegli autori che eleggono a protagoniste delle loro storie ragazze e donne in gamba, che remano contro stereotipi e pregiudizi o almeno ci provano, come queste quattro!

MS.MARVEL


ms marvel volume 1


Kamala Khan è il primo personaggio Marvel di fede musulmana. Vive in New Jersey con la famiglia, in bilico tra due culture in contrasto. Da una misteriosa nebbia le deriva il potere di mutare forma, dimensioni e aspetto a proprio piacere. Al di là di un super potere che potrebbe adattarsi ad ogni adolescente a disagio nella propria pelle, è la freschezza con cui viene raccontata la differenza culturale a fare la differenza, tanto che Ms.Marvel si è aggiudicato l’Hugo Award 2015 per la migliore graphic story. La presenza di Sana Amanat (americana di origini pakistane come Kamala) alla guida del progetto editoriale ha fatto la differenza!

LUMBERJANES


lumberjanes


Avventura e amicizia al massimo! Le Lumberjanes sono un gruppo di ragazze scout alle prese con gli enigmi e i misteri che aleggiano sul campo estivo. Ognuna delle cinque ragazze ha debolezze e punti di forza che serviranno per superare le difficoltà: l’unione fa la forza.
Al lavoro su Lumberjanes c’è un team esclusivamente al femminile: Noelle Stevenson, Shannon Watters, Grace Ellis, Maarta Laiho, Brooke A. Allen.
I primi due numeri sono di una vitalità folgorante; nel terzo l’unità narrativa scricchiola leggermente, ma ci sono i dinosauri e il divertimento è assicurato.

L’IMBATTIBILE SQUIRREL GIRL

l'imbattibile squirrel girl volume 1

Il personaggio di Squirrel Girl non è nuovo all’universo Marvel. Fu creato nel 1992 da Steve Ditko e Will Murray per alleggerire il tono di un universo Marvel sempre più cupo in stile DC Comics.
Nel primo volume della nuova testata a lei dedicata, Doreen Green dovrà vedersela con Galactus, il Distruttore di mondi, in persona, per non parlare dei corsi d’informatica e di Nancy, la nuova compagna di camera al college.
Un fumetto non rivoluzionario, ma fresco e divertente si!

NAUSICAÄ DELLA VALLE DEL VENTO


nausicaa della valle del vento volume 1


Un classico, un vero capolavoro!
Dalla penna di Hayao Miyazaki nasce Nausicaä, ragazza e principessa che rigetta ogni tipo di stereotipo e semplificazione facendosi promotrice di una convivenza pacifica tra uomo e natura in un universo post apocalittico (e vagamente steampunk).
Il manga è diviso in sette volumi tutti di pari qualità narrativa e nel 1984 Miyazaki ne ha tratto l’omonimo film d’animazione, interessante anche per il lavoro fatto da Hideaki Anno, futuro creatore dell’anime Neon Genesis Evangelion di cui getta le basi grafiche già in Nausicaa della Valle Del Vento.

Forza ragazze, altri fumetti al femminile da consigliare?

rughe paco roca copertina

Rughe, l’Alzheimer a fumetti

Ai primi stadi dell’Alzheimer, Emilio non è più in grado di badare a se stesso e anche per i famigliari la situazione è difficile. Così il vecchietto si ritrova a vivere in una casa di riposo insieme ad altri anziani, ognuno con le sue peculiarità. C’è Carmelina che teme di essere rapita dagli alieni, Rosaria che crede di viaggiare sull’Oriente Express diretta a Istanbul e Renato, sordo come campana ma ancora legato alle passate glorie d’atleta.
Tra quelle quattro mura, dove il tempo scandito dai pisolini dopo i pasti sembra non passare mai, si stringono amicizie, ma ci sono anche la solitudine e la negazione della malattia da affrontare.

Rughe di Paco Roca recensione

La breve graphic novel Rughe di Paco Roca dipinge con delicatezza e affettuoso umorismo l’invecchiamento.
È Emilio, appena parcheggiato dal figlio in casa di riposo per la progressiva perdita di memoria, a cominciare la storia, ma sarà l’amico Michele a concluderla con un gesto d’affetto. Perché Rughe, più che raccontare gli effetti dell’Alzheimer, celebra il rispetto della dignità umana, che non può venire meno neanche quando la memoria vacilla.

Fatti un regalo: vai in fumetteria, acquista Rughe di Paco Roca e leggilo tutto d’un fiato!

Rughe di Paco Roca recensione

 

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playlist classic rock cover

Playlist #1

Qual è lo scopo di condividere una playlist? Nessuno, solo la speranza che quello che rende felice me possa far piacere anche a qualcun altro.
Quindi ecco, ho messo insieme questa playlist senza un’idea particolare in mente, se non quella di ascoltare buona musica secondo l’umore del momento.
Dentro trovi di tutto, da Eric Clapton a Birdy passando per Amanda Palmer e Paul McCartney, ma secondo un disegno melodico unitario. Premi play, alza un po’ il volume e poi dimmi che te ne pare! 😉

🎵  Spotify / Apple Music

  1. Home, Gabrielle Aplin
  2. Somedays, Paul McCartney
  3. Let It Grow, Eric Clapton
  4. Greensleeves, Jeff Beck
  5. Keep On Growing, Derek & The Dominos
  6. Cherry Wine (Live), Hozier
  7. Space Oddity (feat. Neil Gaiman), Jherek Bischoff & Amanda Palmer
  8. Darkness, Darkness, Robert Plant
  9. Landslide, Fleetwood Mac
  10. AnydayDerek & The Dominos
  11. Just A Game (Live), Birdy

Jurassic Park, storia di un’inquadratura perfetta

Avevo tre anni quando Jurassic Park è uscito al cinema. Scientificamente accurato o meno, era la prima volta che i dinosauri si muovevano sul grande schermo con il realismo della CGI.

C’è una scena, verso l’inizio del film, che è la mia preferita. Basta quella scena per capire perché il primo Jurassic Park, entrato nella storia del cinema, non ne uscirà mai.

Si tratta della prima volta che il dottor Grant ed Ellie vedono uno dei dinosauri del parco. Un brachiosauro, per la precisione.

Ecco, Spielberg avrebbe potuto inquadrare subito l’animale, immenso e sbalorditivo grazie alla computer grafica, ma Spielberg è un regista e il compito del regista è narrare.

Così il gruppo di Jeep si ferma in un prato. La telecamera si muove in avanti, avvicinandosi al dottor Grant: ha visto qualcosa di stupefacente, qualcosa che rimane alle nostre spalle e non possiamo vedere.

Sappiamo solo che “la cosa” deve essere proprio incredibile perché Grant si leva il cappello, quasi fosse d’ostacolo al suo stupore, e si alza.

Mentre Alan si tira in piedi sul retro della Jeep, la telecamera lo segue riposizionandosi all’altezza dei suoi occhi. Per tutta risposta, lui si libera anche degli occhiali da sole.

Ora finalmente scopriremo la ragione di tanta meraviglia!

E invece no: Spielberg indugia ancora un attimo, giusto un istante.
La macchina da presa di sposta sulla dottoressa Sattler. Ellie, la paleobotanica del gruppo, sta studiando la foglia di una pianta preistorica.
Presa com’è dal suo lavoro, non si è accorta dei movimenti di Alan. Allora la mano del dottor Grant irrompe nell’inquadratura, afferra la testa di Ellie e la costringe a voltarsi verso sinistra.

Adesso anche lei si stupisce per qualcosa che allo spettatore è del tutto ignoto.
Come Grant, si toglie gli occhiali da sole e scatta in piedi come una molla, mentre la telecamera segue i suoi movimenti.

Ora Alan ed Ellie condividono lo schermo in un primo piano così pieno di stupore da essere un meme perfetto.

Ma che cosa stanno guardando di così sorprendente? Adesso vogliamo proprio saperlo!

Questa volta Spielberg non ci delude. Costruita la suspance (il termine tecnico nell’era di Game of Thrones è hype), è arrivato il momento di rivelare la grande attrazione del film.

Se il dinosauro stupisce non è solo grazie al magnifico lavoro della Industrial Light & Magic. Con quella manciata di inquadrature che abbiamo appena visto, Spielberg prolunga l’attesa quel tanto che basta, ma non un secondo di più. Indugia su Alan ed Ellie mentre nasconde il fulcro narrativo, il vero protagonista della scena. In altre parole, crea aspettativa.

Inquadrato all’improvviso, il dinosauro ci avrebbe lasciati ugualmente a bocca aperta? Io non credo, e ora te lo dimostro.
Nel sequel del 2015, Jurassic World, c’è una scena analoga a quella del film del ’93 eppure fastidiosamente stridente.
Quando il gigantesco dinosauro acquatico balza fuori dall’acqua colpisce per mole e realismo, ma nulla più di questo. Niente stupore, niente emozione. È solo una scena, forse un po’ più spettacolare, che passa in coda alle altre.
 

 
Qual è il problema? Manca la narrazione! Manca quell’impercettibile gioco di inquadrature e ritardi che ha reso indimenticabile il film di Spielberg.
Potrei concludere dicendo che non ci sono più i bei film di una volta, ma forse sono solo io che sto invecchiando. In tal caso, benvenuta al Jurassic Park!

I migliori bot per Telegram

I migliori bot per Telegram e come usarli

Robot, per gli amici Bot, è un programma che esegue in modo automatizzato le azioni per cui è stato programmato.

È da almeno un anno che Telegram, l’app di messaggistica rivale di Whatsapp, ha implementato bot che ci danno una mano nelle più svariate attività. Vuoi qualche esempio, vero? Bene, perché ne ho racimolati un po’, li ho provati e poi ho stilato questa lista di tutti i più utili e curiosi bot per Telegram.

  • TrackBot: per tenere traccia di tutte le tue spedizioni.
  • PriceTrackBot: per tracciare le variazioni di prezzo dei tuoi prodotti preferiti su Amazon e AliExpress.
  • GIF bot: il bot di Giphy. Per inserire gif in ogni chat basta digitare @gif seguito da un parametro di ricerca (es: @gif happy).
  • SpotyBot: per cercare e condividere musica con gli amici.
  • YouTube bot: per trovare e condividere rapidamente video senza mai uscire dalla chat.
  • Pool bot: per creare un sondaggio all’interno di un gruppo.
  • CinemasBot: per trovare i cinema vicini a te e sapere quali film proiettano e a che ora.
  • GroceryList: per creare (e condividere con coinquilini e famigliari) la lista della spesa.
  • Musei Italiani: per sapere indirizzo e orario d’apertura dei venti musei più vicini a te.
  • TerremotiBot: avvisa sugli eventi sismici nella tua zona con i dati ufficiali nazionali.
  • CorriereBot: news e aggiornamenti nazionali e locali dal Corriere della Sera.
  • BotFather: il padre di tutti i bot. Aperto a tutti, per creare e gestire nuovi bot.

COME SI INSTALLA UN BOT SU TELEGRAM?

Presupponendo che tu sia già un utente Telegram (se non lo sei facci un pensierino, anche solo per la comodità di messaggiare da qualunque dispositivo, desktop compreso, senza le anacronistiche limitazioni di Whatsapp), per installare un bot ci va un attimo: bisogna inserirlo tra i contatti.

Il primo modo per inserire un bot tra i contatti è di usare l’opzione Cerca di Telegram, in alto a sinistra, proprio sopra l’elenco delle chat aperte. Digita il nome del bot e l’applicazione lo troverà.

 

tutorial per installare bot su Telegram

 

Il secondo modo per installare un bot è di cliccare sull’apposito link d’installazione che ti reindirizzarà automaticamente a Telegram. Puoi fare così per iniziare ad usare i bot che ti ho proposto un attimo fa.

 

COME SI DISINSTALLA UN BOT DA TELEGRAM?

Liberarsi di un bot non più utile è altrettanto facile che installarlo. Un modo è fare swipe a sinistra sulla chat del bot (o cliccare, se stai usando Telegram da desktop) e poi selezionare elimina e arresta.

 

tutorial per disinstallare bot da Telegram

 

Da mobile si può anche cliccare sull’icona del contatto (in alto a destra all’interno della chat del bot), scrollare verso il basso e selezionare Arresta bot. Il gioco è fatto.

 

procedura per disinstallare bot da Telegram mobile

Del dilemma Telegram VS Whatsapp parleremo (forse) in un’altra occasione. Intanto sono curiosa di sapere quanti e quali bot stai usando sulla tua inseparabile app di messaggistica. Si accettano suggerimenti!